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martedì 4 gennaio 2011

✖ I Riti di Gennaio ✖



Feste dal Calendario Pagano
01 gennaio . Festa di Giano.
06 gennaio. Festa di Iside. Festa di Holla, di Frigg e di Fulla. Festa di Berchta. Battesimo di Osiride. Festa dei miracoli.
07 Gennaio. Festa di Skmet
09 gennaio. Festa di Selene.
17 gennaio. Festa di Odino.
21 gennaio. Giorno del Sorbo
29 gennaio I giorni della Merla
31 gennaio. Grande Sabba di Brigit. Festa di Brigid


Gennaio:
Mese di Janus, Dio dei nuovi inizi.

Non ci sono particolari riti per questo mese, almeno non ne ho nota. Ma essendo l'inizio dell anno, mi sento di consigliare pulizie profonde se nel caso non abbiate provveduto prima della fine di Dicembre, cosa che sarebbe stata meglio, visto che è usanza non lasciare mai nulla in sospeso tra un anno e l'altro.

Potreste nel caso ve ne foste dimenticati, provvedere a pulire la vostra stanza con particolare cura per il posto dove praticate il "vostro tempio". Una semplice miscela di erbe da bruciare o un acqua purificante dovrebbero bastare a riassettare il vostro spazio per l'anno che viene. Non dimenticate la vostra pulizia personale. Non solo fisica ma anche mentale.
Il nuovo anno è iniziato, perché non ricontrollare i propositi scritti a Yule e magari aggiungerne di nuovi?
In fine da qui a 30 giorni una nuova festa si avvicina, quindi preparatevi mentalmente per questo passaggio imminente.



Rito di purificazione spirituale per la casa


1 tazza di bicarbonato di sodio
1 cucchiaino di sale marino raffinato
1 cucchiaino di polvere di basilico essiccato
5 gocce di olio essenziale di limone
10 gocce di olio essenziale di lavanda

Mescolare in una ciotola e schiacciare tutti i grumi formati dagli oli essenziali quindi Versatelo in uno spruzzino o in una ciotola con dell acqua di sorgente. Passeggiata intorno alla vostra casa spruzzando un leggero strato su tutti i vostri tappeti e scale e sulla moquette. Non solo pulirete magicamente il tappeto, ma si eliminano anche gli odori Lasciate riposare per 10 minuti e poi pulite bene.



Capodanno 1 Gennaio

Per augurare un dolce e fortunato anno nuovo regalate un vasetto di fiori secchi sotto miele ed un rametto di alloro.
In queso periodo i romani si scambiavano questi doni che venivano chiamati "Stranae" e in alcune occasioni consistevano in una moneta con il volto del Dio Giano in un lato e di una nave nell'altro.
Festa dedicata all Dea Strenia (sabina) dea del nuovo anno il cui alloro era sacro.
La sera precedente come da tradizione fate gli auguri a parenti e amici offrendo una bevanda a base di sidro o birra speziata chiamata "Wassail", propizia la salute e la fortuna per il nuovo anno.
Altra tradizioni riguarda gli sposi a mezzanotte...che come buon auspicio bevono questa bevanda alternandosi sia da un calice solo che da due che si scambieranno ad ogni sorso.
Inoltre la coppa utilizzata per bere il Wassail deve essere decorata con nastri colorati e va conservata in mezzo ad un cerchio di mele già preparato sul tavolo.
In scozia c'è una tradizione popolare dei venti...ovvero... Vento del Sud porterà caldo e fertilità; Vento dell'ovest latte e pesce; vento del nord freddo e tempesta; vento dell'est frutti sugli alberi.


Festa di Janus. 1 Gennaio

"Janus, sebbene tu cominci ogni anno fugace e rinnovi le lunghe ere laddove tu appari, nonostante voti ed incensi ti vengano offerti piamente ed i consoli comincino ogni anno lasciando offerte ai tuoi piedi" Marziale,8.8.1-5


Theodosia- Il dono divino. 5 gennaio

Giornata dedicata a Dioniso quale dispensatore di gioie e ricchezze.
In antichità nel tempio dedicato a Dioniso sull'isola di Andros in Grecia, l'acqua della sacra fonte a lui dedicata prendeva sapore di vino.


Festa del ritorno del sole. 7 Gennaio

In questo giorno come usanza Norvegese si festeggiava il ritorno del sole.
La padrona di casa beveva un sorso di birra seduta davanti al focolaredopodichè ne versava un poco bnel fuoco dicendo "che il mio fuoco sia tale che neppure l'inferno sia cosi alto o più caldo"... seguiva il brindisi con la famiglia.


Festa di Sekhmet 7 Gennaio

Una delle dee nutrici e protettrici dell'allattamento, signora della medicina e delle battaglie, originaria della citta' di Memphis, spesso raffigurata con corpo di donna e testa di leonessa.
Sekmet significa “la Potente”, e ha nel suo nome la stessa radice dello scettro reale Sekhem. Un altro titolo egiziano per Sekhmet è Nesert, la fiamma.

Sekhmet appartiene alla triade di Menfi: Ptah/Sekhmet/Nefertum, dove Ptah è il creatore delle cose buone (la formazione e la composizione), Sekhmet è la distruttrice delle cose cattive (la dissociazione e la scomposizione), Nefertum è la riaffermazione, la ricostruzione di ciò che è buono (la reintegrazione, la riedificazione, la ricomposizione).

Sekhmet è la distruzione di ciò che non può durare, che non ha stabilità. In questo senso è il Tempo, che divora tutto quanto gli appartiene.

Secondo il mito, Ra, il dio sole, deluso del comportamento del genere umano, mandò Sekhmet, il suo occhio divino, a impartire una punizione agli umani ma la Dea, una volta iniziato, continuò a distruggere gli uomini senza che nessuno potesse fermarla. Allora Ra, mosso a compassione, fece inondare i campi di birra mescolata con una sostanza rossa che le dava la sembianza di sangue; Sekhmet, assetata di sangue, bevve, si addormentò e cessò di distruggere il genere umano...

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In Egitto, Sekhmet era onorata come dea della guerra, associata al potere distruttivo del Sole, all'occhio solare che brucia e giudica. Avversaria spietata sul campo di battaglia, Sekhmet incarnava la forza e il coraggio della leonessa.
Tuttavia, non era vista solo come icona di guerra ed occhio vendicativo del dio del Sole: i sacerdoti erano soliti praticare in suo nome un genere di magia simpatica per guarire le infezioni e le malattie. In questo ruolo, Sekhmet era conosciuta come “la Signora di Vita”, dea della medicina, con potere di dispensare o scongiurare le malattie, e molti dei suoi sacerdoti erano medici.
Per arginare le pestilenze si effettuavano, invocandola, rituali su grande scala in tutto il paese. Durante il regno di Amenhotep III, sono state scolpite centinaia di grandi statue di Sekhmet, forse in occasione della sconfitta di una peste particolarmente virulenta.

Sekhmet sembra essere stata una divinità assai complessa: per i faraoni era un simbolo della loro riuscita in battaglia, della loro prodezza, ma era anche adorata come madre delicata e protettiva, dea dell’allattamento (è nota un'associazione Sekhmet-Hathor).
Nel Libro dei Morti Sekhmet ha un ruolo importante durante il giudizio della probità dell’anima in esame.

Sekhmet è connessa con la potenza solare che, attraversando la spina dorsale, Djed, porta l’illuminazione.

Al giorno d'oggi, molte donne considerano Sekhmet come fonte di resistenza, indipendenza e affermazione, quando hanno la necessità di aumentare o infondere in sé questi attributi.
In molti sensi Sekhmet si è trasformata nel simbolo della donna moderna: è ancora molto importante come dea della medicina, portatrice di giustizia e come guardiana o protettrice, ma l'enfasi si è spostata sui suoi aspetti più attuali.

Devozione alla leonessa: dea di collera e AFFERMAZIONE DI SÈ


Brucio e fumo e lancio coltelli dai miei occhi e ruggisco
(benchè tiriate la mia coda),
i miei aspetti sono taglienti ed ho graffiato in profondità,
la mia energia è forte e feroce,
ed il mio fastidio ha necessità di essere espresso.
Benché a volte delicata, io posso essere molto intensa.
Una volta risvegliata sono difficile da escludere:
sono sempre appropriata, sempre necessaria.
Non provare ad eliminarmi,
devo essere sentita... riconosciuta:
sono Leonessa.


La Leonessa salta nella nostra vita, per liberare i nostri istinti primari in maniera positiva e, in quest’ottica, per aiutarci ad affrontare la collera, nostra ed altrui.

La collera, vostra o di qualcun altro vi rende la vita difficile?
Disprezzate la vostra rabbia perché vi hanno insegnato che è disdicevole?
Oppure la rabbia che esprimete è eccessiva, troppo fuori controllo?
Inversamente, avete così tanto represso la collera e ve ne siete così tanto distaccate che ora non siete più in grado di esprimerla?
Magari vi sentite "costrette" nei ruoli sociali attribuiti alla donna?
Qualcuno vi sfrutta o non vi rispetta?
Siete in una situazione di “gabbia”, reale o interiore?
Siete stanche della responsabilità?
Avete un compagno che è - o fa - il leone?
Avete un branco di “cuccioli dipendenti” nella grotta?

La leonessa Nyavirezi ci racconta che la nostra aggressività fa parte della nostra struttura di donne. Ci chiede di non rigettarla ma di imparare a esprimerla in senso misurato ed efficace, comunicandola in modo che non possa essere ignorata, ma senza che diventi devastante.
Impariamo a convogliare i nostri segnali di collera interiore in comunicazione ed espressione; trasmettiamo agli altri la spiegazione del nostro malessere, mettiamo dei paletti alle aggressioni quotidiane, alle mancanze di rispetto, allo sfruttamento.
Il nostro percorso vitale sarà più sereno quando non ci faremo “pestare la coda”, utilizzando la rabbia come nostro alleato che ci avverte.
Ogni giorno ricostruiamo la nostra riserva di energia vitale che ci serve per nutrire e sostenere il branco. E’ una grande fatica e una responsabilità e, quando il branco se ne approfitta o siamo stanche, abbiamo il diritto di ruggire e segnalare che non siamo inesauribili!!!


E comunque, dovremmo avere più spesso il diritto di correre libere e ruggire sotto le stelle della savana, esprimendo la solare, calda, potente, flessuosa, attenta, responsabile e fiera leonessa che è in noi

Il rito della Leonessa

Suono di tamburi tribali. Notte calda, stelle, luna piena oppure, all’inverso, solleone e arsura.
Cercate assolutamente di essere all’aria aperta, ci deve essere spazio: bene un prato, un campo. Se proprio non potete trovare un posto all’aperto, ripiegate su una stanza abbastanza grande e sgombera, per potervi muovere.
Scegliete con cura la musica, un ritmo africano, in crescendo e animato, meglio se suonato dal vivo. Scegliete il brano con cura. È bene accendere un fuoco o almeno una candela.

Invocate Nyavirezi, chiamandola dalla direzione del Sud, del Fuoco.

Si comincia con la posizione del felino addormentato, sdraiatevi a terra su un fianco e quando comincia la musica iniziate con stiramenti, strusciamenti contro un tronco, una roccia (l’angolo del divano), sbadigli… la coda è già spuntata… si muove piano, flessuosa. Con fluidità di movimenti vi sollevate bocconi, mani e ginocchia in terra, stirate le zampe anteriori, una per una, poi le posteriori, all’indietro. Inginocchiate a quattro zampe, sul ritmo del tamburo inarcate e flettete la schiena, uno, due, uno due… fin quando il ritmo entra nella pelle.

In piedi ora: recuperate le vostre vere gambe di donna ma mantenete la coda e le zampe anteriori e la testa leonina.
Il tamburo incalza, lasciatevi andare, muovete i fianchi, graffiate, ruggite. Gli occhi sono felini e magnetici, il corpo è forte e orgoglioso, la mente veloce.

Se siete sole è ora di andare a caccia.
Date forma ai vostri desideri e alle vostre necessità, vedeteli come prede sparse nella savana. Piano, in silenzio, avvicinatevi sottovento. La preda è lì per voi, vi spetta di diritto, siete la regina: avete facoltà di prendere ciò che veramente vi occorre. Scattate in velocità, correte lunghi passi raccogliendo e distendendo le zampe, balzate con precisione, afferrate strettamente… godete la vittoria!

Se invece c’è con voi un compagno che ha voglia di fare il leone (forse meglio in questo caso stare al chiuso!), iniziate la danza d’amore, mordete, arretrate, balzate di fianco, scartate, offritevi e negatevi… è la leonessa che conduce il gioco sottile.
Decide lei come andrà a finire…

Potete continuare il gioco in molte situazioni: con le amiche formando un branco solidale che danza e caccia in allegria, con i vostri figli-cuccioli rotolandovi con loro sul lettone o in spiaggia, vestendo una istantanea pelle di leonessa quando il vostro capufficio vi sta umiliando (non occorre rispondergli, se siete connesse con la Dea, basterà inviargli un felino sguardo di ammonimento), oppure quando vi viene alle labbra un sonoro “mavaffàn…” e invece lo trasformate in un vero ruggito di avvertimento, quando vi annoiate a fare la spesa nel megacentro commerciale e il fustino per la lavatrice al prezzo migliore diventa una preda da stanare.
L’importante è “sentirsi” nella pelle della leonessa, fare appello alla propria regalità, alla propria determinazione, al proprio potere interiore.
Dopo non sarà difficile, con le parole o senza, chiedere di essere considerata Leonessa anche da quelli che vi amano.
Con rispetto.


Agonia- Festa di Janus e Jana.9 Gennaio

Janus, Dio che apre i cancelli celesti all'alba e li richiude al tramonto... si crede che lui e la sua compagna jana fossero la prikma coppia di divinità Sole/Luna fino a quando non vennero sostituiti con altri Dei...
E' il dio delle porte e delle entrate e va invocato prima di pgni altro per favorire l'inizio di imprese di ogni genere.
In suo onore si offrono focacce (chiamate iannuali) fatte con formaggio, farina, latte ed olio (bruciatele nel fuoco rituale), unitamente a chicci di farro e sale.
Queste offerte erano per un buon raccolto, ma non solo.. possono essere fatte anche per propiziare varie situazioni o per un anno fruttuoso.


Festa in onore di Giunone. 18 Gennaio

"Vieni, o massimamente casta regina dei cieli, appari in vesti regali e manifesta con un cenno il tuo consenso al vino che viene versato ed i dolci che, in alta pila, ti attendono.
Con te porta ogni erba per fare cessare il dolore e canzoni placanti da cantare". Tibullo, IV.6.1 ss.


Paganalia. Dal 24 al 26 Gennaio

Si offrono a Cerere e Tellus torte salate al farro, latte.


Giorni della Merla.29 Gennaio

.. e veggendo la caccia,
letizia presi a tutte altre dispari,
tanto ch'io volsi in sù l'ardita faccia,
gridando a Dio: "Ormai più non ti temo!"
come fé il merlo per poca bonaccia...
Sapia senese
in Dante, Purgatorio, XIII, 119 - 123


Racconta la leggenda che un tempo i merli erano tutti bianchi: così comincia la leggenda della Merla che, nelle sue varie versioni, segnala uno dei dì d'la marca, dei giorni di marca, giorni indicanti alla comunità rurale la posizione all'interno della Ruota dell'Anno.
Particolarmente diffusa nella Pianura Padana, lungo il Po, la leggenda del merlo appare anche in una citazione dantesca sempre in riferimento alla morale della leggenda che vede l'uccello ingannato dal clima rigido di gennaio.
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Il merlo, Turdus merula, è un uccello che in Italia tende a non migrare rimanendo in loco per tutto l'inverno.
Anticipando le prime avvisaglie di primavera, il canto del merlo può essere ingannatorio: non sempre infatti segnala che il caldo si stia realmente avvicinando.
Un proverbio romagnolo infatti ricorda: Merlo, di marzo non cantare, che il becco ti si potrebbe ghiacciare. Lascia che canti la tordella, che lei non ha paura di nessuno (Mèral, ‘d mêrz no’ cantê’, che e’ bëc u t’ s’ po’ agiazê. Lëssa ch’e’ chénta e’ ragiôn che lo u n’ha pavura d’inciôn).
A Bologna dicono Quand canta al mérel, a san fóra dl’invéren (Quando canta il merlo, siamo fuori dell’inverno).
I giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio: il 29, il 30 e il 31 (benché per alcuni siano il 30 e 31 gennaio e il 1° febbraio).
Sono considerati i giorni più freddi dell'inverno, ma nell'eventualità che non fossero proprio freddi indicherebbero in quest'occasione che la Primavera arriverà tardi.
In questo senso ricordano molto l'uso della fase della luna e l'uscita dell'orso dalla tana come metodi per prevedere il clima: previsione che va fatta pochi giorni dopo ai Giorni della Merla, ovvero alla Candelora.

LE LEGGENDE

IL MERLO BEFFATO
Durante un qualsiasi mese di Gennaio, quando ancora durava 28 giorni, un Merlo sopravvisse al rigido freddo invernale e giungendo indenne alla fine del mese pensò di aver superato le asperità di Gennaio: così uscì baldanzoso dal nido cantando: "Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno!".
Gennaio si risentì talmente tanto, permaloso com'era, che si allungò prendendo in prestito tre giorni a Febbraio e scatenando bufere di neve.
Il Merlo si rifugiò allora in un camino dove restò al riparo per quei tre giorni. Quando ne uscì era nero nero e così rimasero tutti i merli e le merle del mondo.

LA BIANCA MERLA
Ai tempi in cui Gennaio aveva 28 giorni ed i merli erano bianchi, una Merla coi suoi piccoli veniva continuamente strapazzata dal freddo che il mese sadicamente le mandava addosso ogni volta che lei tentava di uscire dal nido per procacciarsi del cibo. Stanca di questo trattamento un inverno la Merla fece sufficienti provviste per giungere alla fine del mese. Proprio in quell'ultimo giorno, pensando di aver ingannato il gelo l'uccello uscì dal suo nido a cantar vittoria.
Gennaio permaloso per vendicarsi prese in prestito tre giorni a Febbraio e sferzò gelo e neve tanto che la Merla ed i suoi piccoli per salvarsi dovettero rifugiarsi in un caldo comignolo. Quando ne uscirono erano neri di fuliggine, ma per la gratitudine di essere salvi rimasero neri per ogni generazione futura.

MERLO E MERLA
Una coppia di merli soffrivano la fame a causa del freddo Gennaio, il maschio vedendo la sua compagna giunta allo stremo delle forze decise di uscirre dal nido in cerca di cibo.
La ricerca nel freddo del mese fu così dura che tornò dopo tre giorni ma la Merla, per stare al caldo, si era rifugiata nella canna di un camino. Quando il merlo la incontrò vide solo un uccello nero nero e non la riconobbe: così ripartì per cercarla. Lei morì di fame e di stenti.

MERLO E MERLA: GIOVANI SPOSI
Merlo e Merla sono due giovani sposi che, sposandosi come di tradizione nel paese della sposa che si trovava oltre il Po, sono costretti ad attraversare il fiume per giungere di ritorno nella loro casa.
Dopo aver atteso ben tre giorni dai parenti in attesa che le condizioni climatiche migliorassero e visto che non vi era nessun cenno di miglioramento, decisero di attraversare a piedi il fiume che, dato il gran freddo, era ghiacciato.
Purtroppo Merlo nell'attraversamento del fiume, morì poiché la lastra di ghiaccio non resse il suo peso. Merla pianse così tanto di dolore che il suo lamento si sente ancora oggi lungo le acque del Po nelle notti di fine Gennaio.
Ancora oggi, in ricordo di questo triste episodio, le giovani in età da marito si recano sulle rive del fiume nei tre giorni della Merla per ballare e cantare una canzone propiziatoria il cui ritornello dice: «E di sera e di mattina la sua Merla poverina piange il Merlo e piangerà».

MERLO E MERLA AL BALLO
Merlo e Merla erano due giovani allegri che amavano andare a ballare nelle serate invernali. In una di queste, per guadagnare tempo, decisero di attraversare il fiume. Ma la lastra di ghiaccio che ricopriva il Po non resse il loro peso e si ruppe.
Caddero così nelle acque gelide dove perirono. Unica testimone della loro morte fu una merla che per tre giorni, gli ultimi di gennaio, cinguettò sui passanti per chiedere aiuto.
Al terzo giorno il sole sciolse il ghiaccio ed il fiume restituì i cadaveri dei due ragazzi e sul quel luogo sbocciarono splendidi fiori.

MERLA: LA FANCIULLA SBADATA
Merla era una fanciulla bella e semplice ma con la passione della danza. Così nelle lunghe notti d'inverno adorava andare a ballare nelle cascine dove si suonava per passare la lunga stagione invernale.
Una di queste sere per recarsi ad un ballo, Merla attraversò di corsa una lastra di ghiaccio che copriva il Po. Il ghiaccio non resse il peso e la giovane fanciulla cadde nell'acqua scomparendo.
I suoi amici la cercarono per tre giorni, gli ultimi di Gennaio, senza mai più trovarla.

IL DUCA DI GONZAGA O NAPOLEONE?
Uno dei duchi Gonzaga (ma che in alcune versioni è Napoleone) doveva attraversare il Po.
Volendo fare un riposino avvertì il suo servo, alla guida del carro, di avvisarlo quando sarebbero giunti al fiume.
Il servo, arrivato sulle sponde del Po, vide che il freddo intenso degli ultimi giorni ne aveva ghiacciato le acque. Pensando di fare cosa gradita al duca incitò la sua cavalla, chiamata la Merla, a passare col carro sulla lastra ghiacciata.
Siccome la traversata sul ghiaccio sarebbe stata agevole, non ritenne necessario svegliare il suo padrone.
Quando il Gonzaga si svegliò il servo gli disse trionfante che "la Mèrla l'ha passà al Po" (La Merla ha passato il Po).
Il duca montò su tutte le furie perché il servo non aveva obbedito ai suoi ordini e arrivato a destinazione lo fece impiccare.

Come si può notare il mito è andato a modificarsi lungo il tempo e potremmo ben sostenere che la versione più antica sia la prima, quella del merlo che sbeffeggia Gennaio, visto che è riportata da Dante nel Purgatorio (vedi citazione iniziale).
In effetti nel calendario romano il mese di Gennaio aveva veramente solo 28 o 29 giorni (a seconda dei ritocchi) sin dai tempi di Numa Pompilio e della sua riforma del 713 a. C. quando il calendario a Roma divenne da lunare a luni-solare (e furono inseriti i mesi di Gennaio e Febbraio).
Fu poi nel 46 a. C. che Gennaio prese "in prestito" i tre giorni a Febbraio, grazie all'introduzione del calendario giuliano che rendeva il computo dei giorni decisamente e definitivamente solare.
Questa indicazione ci fa notare come il mito fiabesco continui a tramandare un passaggio, culturalmente molto significativo, che ha segnato il cambiamento tra due culture: una lunare (e matrilineare o matrifocale del tardo Paleolitico - Neolitico) e l'altra solare (patrilineare e patriarcale).
Un secondo indizio che scaturisce dalla storia ci porta alla morale: nel linguaggio popolare dare del merlo a qualcuno significa considerarlo uno sprovveduto e un sempliciotto, tanto ingenuo da cantar vittoria prima del tempo.
Ma la fiaba del Merlo o della Merla pare essere strettamente legata alla cultura contadina del Po: ragazze o ragazzi che, ingenui come merli, perdono la vita nel loro tentativo di attraversare il fiume ghiacciato.
Le fiabe, così come i miti, servivano a tramandare oralmente il sapere del popolo, sapere strettamente legato al luogo nel quale la comunità viveva.
Purtroppo la gente del Po è sparita, divorata dall'industrializzazione dell'ultimo mezzo secolo, ed il fiume ha perso così le sue fate e gli spiriti di splendide fanciulle che, come narravano gli anziani, ne custodivano le acque.
Perdere la vita sul fiume non era un evento insolito: i fiori che germogliano accanto alle vittime, anche se solo in senso simbolico, rimangono ad indicare quella continuità, quella catena Vita - Morte - Vita che tutte le culture tradizionali hanno sempre considerato la chiave di lettura fondamentale per interpretare il senso dell'esistenza.
Della cultura rurale e dello storico passato non rimane che il ricordo di un detto che perde di significato a meno che non decidiamo di guardar fuori dalle nostre finestre e scoprire se la Merla canta, se la giornata è scura e se il Po è gelato.
Di sicuro rimane il beffardo Gennaio che, a tutt'oggi, non ha ancora restituito quei tre giorni!



Festival di Hecate.31 Gennaio

Lasciate del latte, farina e del mieie in cocci di terracotta agli incroci per Hecate: "Notturna hecate, che vieni invocate nei crocicchi di tutte le città, e vendicatrici Dirae e Dea dell'Elissa dei morenti, udite le nostre preghiere; ascoltateci e dirigete i vostri tremendi poteri conro coloro che li meritano" Virgilio,Eneide IV.609


Festa di Brigid. 31 Gennaio

Brigit, Dea della Poesia, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione perché, per gli antichi Celti, la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.
La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici.
Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache.
Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”.
Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.

Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo.
Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel VI secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei.
Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley.

Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.
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Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno.
Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).

Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Un antico codice irlandese, il Libro di Lismore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone.
Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.
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In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me


Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento.

Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”.
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La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)

Brigid è la patrona della Candelora, festa solare di Fuoco, celebrata anche sotto il nome di Imbolc.
La Dea - che era contemporaneamente la protettrice dei fabbri, dei poeti e dei guaritori - rappresenta:
• il fuoco dell’ispirazione come patrona della poesia
• il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e fertilità’
• il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e delle arti marziali.



Fonte e Ringraziamenti
lilithcry per festività di gennaio con Magia pagana, elfi edizioni
Feste Pagane, di Roberto Fattore per Festa di Brigid
www.ilcalderonemagico.it per Festa diSemek
Giorni della Merla ©2009 Testo e ricerca di Micaela Balice per www.strie.it

domenica 19 dicembre 2010

Inanna

Inanna


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Inanna è la dea sumera della fecondità, dell'amore e della bellezza (assimilata alla babilonese Ishtar, alla greca Afrodite e alla romana Venere). Inoltre governa i raccolti e la fertilità oltre alla guerra.

È figlia del dio celeste An, sorella del dio del Sole Utu e di Ereshkigal dea oscura relegata nel kur, nipote del dio dell'Aria Enlil e (quasi) moglie del dio-pastore Dumuzi. Ella fa parte del clan degli Dei Enliliti in contrapposizione agli Dei del clan di Enki fratellastro e rivale di Enlil. Inanna stava per sposare Dumuzi figlio di Enki, tentando così una storica riappacificazione tra i discendenti dei due clan. Temendo per il proprio predominio, il fratello maggiore di Dumuzi si oppose a ciò, facendo sì che Dumuzi, impaurito per un imminente rapimento ordito da quello, fuggisse e morisse sfracellandosi mentre cadeva da una rupe in prossimità di grandi cascate.


Inanna furente per la perdita del suo promesso sposo istigò tutto il clan enlilita scatenando guerre tra gli dei che coinvolgevano gli uomini, causando gravi lutti e immani genocidi fra essi. Bellissime sono le poesie d'amore scritte da Inanna e rivolte al proprio amore e promesso sposo Dumuzi. Ella dona agli abitanti di Uruk, la città di cui è protettrice, i Me sottratti ad Enki con un inganno (lo fece ubriacare dopo averlo sedotto con la sua bellezza), in modo che gli uomini possano vivere in prosperità e benessere. Dopo la perdita del suo innamorato divenne una seduttrice di uomini e di Dei: nella saga di Gilgamesh, questi rifiuta le sue profferte di sesso, rinfacciandole che nessun uomo è rimasto vivo fino all'indomani mattina, dopo avere giaciuto con lei nella notte.

Era soprannominata dai Sumeri "Anunita" (o anunitu), perché era la preferita (a letto) del prozio Anu, il padre degli dei che abitava in cielo e che giaceva con lei, quando veniva in visita sulla terra.
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Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è il poema La discesa di Inanna, conosciuto per la maggior parte da tavolette rinvenute negli scavi archeologici eseguiti tra il 1889 e il 1900 sulle rovine della città di Nippur, nel sud della Mesopotamia (attuale Iraq).

Il mito narra come Inanna scenda nell'oltretomba (ma il testo superstite non fornisce la ragione del viaggio). Prende con se sette Me (personificati come accessori e capi di vestiario della dea), parte con la fida ancella Ninshubur e bussa alle porte della "Terra" (termine con cui comunemente viene identificato l'oltretomba). Le viene chiesto da parte di Neti, il custode, il motivo di un tale viaggio. Inanna spiega che è venuta per rendere omaggio a sua sorella Ereshkigal, signora dell'oltretomba, e a portarle le sue condoglianze per la morte di Gugalanna, suo marito, il "toro del cielo" (ucciso da Gilgamesh nell'epopea legata all'eroe). Viene fatta entrare sola e passa attraverso sette porte, ove le vengono sottratti progressivamente i Me. Infine, nuda, viene introdotta davanti ad Ereshkigal e agli Anunnaki (i giudici degli inferi in questa versione del mito), che la condannano e la mettono a morte. Ninshubur va a chiedere aiuto per la padrona e la sua supplica trova ascolto presso Enki. Il dio modella con lo "sporco" tratto da sotto le sue unghie due creature "né femmina né maschio" (che non potendo generare, non sono soggette al potere della morte): il Kurgarra e il Galatur. Costoro volano nell'oltretomba e circuiscono Ereshkigal con le loro lusinghe fino a che ella non promette loro come premio qualunque cosa vogliano. I due chiedono il cadavere di Inanna e, avutolo, fanno risorgere la dea aspergendola del cibo e dell'acqua della vita.

Inanna però non può tornare dagli inferi senza fornire qualcuno che la sostituisca. I Galla (demoni del destino) le propongono diversi sostituti: Ninshubur, i suoi due figli Shara e Lulal, ma la dea rifiuta di condannare a morte queste persone rimastele fedeli anche nel periodo della sua morte. Per ultimo, la conducono dal suo sposo Dumuzi. Dumuzi viene sorpreso mentre siede soddisfatto sul suo trono, sfoggiando ricche vesti, senza portare il lutto per Inanna. Presa dall'ira, Inanna lo consegna ai Galla. Dumuzi riesce a fuggire per opera del dio Utu, ma viene ripreso dopo un lungo inseguimento e condotto agli inferi. La sorella di Dumuzi, Geshtinanna, va alla sua ricerca e le sue lacrime impietosiscono Inanna, che decide di accompagnarla. La dea e la mortale vagano a lungo, finché una "mosca sacra" (sorta di deus ex machina) dice loro dove si trova Dumuzi: in Arali, luogo di confine tra il mondo degli uomini e gli inferi, dove viene raggiunto infine da Inanna e Geshtinanna. Tuttavia, per la legge dell'oltretomba, Dumuzi e Geshtinanna devono risiedere a turno per metà dell'anno nel regno di Ereshkigal.

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Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte). Il dualismo Dumuzi-Geshtinanna viene messo in relazione con l'alternarsi stagionale dei frutti della terra (le messi per Dumuzi e la vite per Geshtinanna).

Non mancano peraltro le interpretazioni del mito in chiave psicoanalitica. In questa accezione, la discesa di Inanna è spiegata con la necessità per la psiche di confrontarsi con il proprio "lato oscuro" (Ereshkigal), connesso all'istintualità cieca e alla distruttività (la "pulsione di morte" di Freud), per raggiungere l'equilibrio e la completezza.

Inanna alle porte dell'oltretomba
Quando Inanna arrivò alle prime porte dell'oltretomba,

Bussò sonoramente,

Gridando con veemenza:

«Apri la porta, custode!

Apri la porta, Neti!

Entrerò solo io!»

Le chiese Neti, custode sommo del Kur:

«Chi sei?»

Essa rispose:

«Io sono Inanna, la regina del cielo,

Diretta verso Oriente».

Le disse Neti:

«Se tu sei davvero Inanna, la regina del cielo,

Diretta verso Oriente,

Perché il tuo cuore ti ha messo sul cammino

Da cui nessuno mai torna?»

Rispose Inanna:

«Per... Ereshkigal, mia sorella maggiore.

Gugalanna, suo sposo, Toro del Cielo, è morto.

sono venuta per i riti funebri.

Ora la birra dei suoi riti funebri colmi la coppa.

Così sia fatto».

Neti parlò:

«Resta qui, Inanna, voglio parlare con la mia regina.

Le porterò il tuo messaggio».
.......


(trad. di F. Marano dalla versione di D. Wolkstein)


Divinità del cielo, della terra e della fertilità, dell'amore ma anche della guerra, governa gli eventi meteorologici e le emozioni fondamentali degli esseri umani, le passioni e le ambizioni.[1] Viene definita in vari modi, tra i quali spiccano "regina del cielo" e "dea di Venere". Il suo culto si è propagato in tutto il bacino del Mediterraneo e le sue tante varianti hanno dato origine, tra le altre, ad Afrodite, Cibele, Iside, Venere.

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"Alla Dea Inanna,

sua Signora,

Urnammu,

colui che è forte,

re di Ur,

re di Sumer e Akkad,

la sua casa ha costruito."




Nicnevin

Nicnevin



Nicnevin o Nicnevan ("figlia della piccola santa") [1] è una Regina delle Fate nel folklore scozzese. L'uso del nome di questo significato è stato trovato per primo nella Flyting Montgomerie's (c.1585) [1] ed è stato apparentemente preso da una donna condannata a morte per stregoneria, prima di essere dato, in Scozia, per la regina delle fate [2]. Ai confini il nome di questo archetipo è stato Gyre-Carling il cui nome era varianti come Gyre-Carlin, Gy-Carling, Gay-Carlin, tra gli altri [3]. Gyre è forse un affine del Geri parola norrena e quindi con il significato di "greedy" [4] o può essere da gýgr norreno significa "orchessa" [1]; Carling o Carline è una scozzese e del Nord parola inglese che significa " vecchia ", che è da, o connessi, il Kerling parola norrena (con lo stesso significato) [5] [6].

Lei era a volte considerata come la strega madre, Ecate, o una figura della mitologia Habundia fata scozzese [7] Questo è francamente in veste diabolica [8] Sir Walter Scott la chiama..:

una donna gigantesca e maligna, la Ecate di questa mitologia, che ha cavalcato la tempesta e schierato l'ospite vagante di vagabondi sotto la sua bandiera cupa. Questa strega (sotto tutti gli aspetti il rovescio della Mab o Titania del credo celtica) è stato chiamato Nicneven in quel sistema che poi mescolato la fede dei Celti e dei Goti su questo tema. Il grande poeta scozzese Dunbar ha fatto una descrizione vivace di questa guida Ecate alla testa di streghe e di buon vicinato (fate, cioè), streghe e folletti, indifferentemente, alla vigilia spettrale di All-Hallow Messa In Italia si sente di megere arraying stessi sotto gli ordini di Diana (il suo personaggio in triplice Ecate, senza dubbio) e di Erodiade, che erano i leader comune dei loro coro, ma torniamo alla credenza fata più semplice, come intrattenuti dai Celti prima di essere conquistata dai i Sassoni [9].

Alexander Montgomerie, nel suo Flyting, ha descritto il suo come:

Nicnevin con le sue ninfe, in numero di nuovo
Con charms da Caitness e Chanrie di Ross
La cui astuzia consiste nel lanciare un bugna [10].


Anche così, il vecchio Nicnevin o Gyre-Carling mantenuto l'abitudine di notte a cavallo con un entourage "Elrich" montati su improbabili destrieri e soprannaturale. Un altro, rappresentazione satirica popolare fece lasciare la Scozia dopo una lite d'amore con il suo vicino di casa, di diventare la moglie di "Mahomyte" e la regina dei "Jowis". Era un nemico del popolo cristiano, e "Levit vpoun Christiane Menis flesche", ancora, la sua assenza ha causato a smettere di abbaiare i cani e galline, che per fermare [11] Ma nel Fife, il Gyre Carling è stato associato con la filatura e alla maglieria. come Habetrot, qui si è creduto di essere sfortunato a lasciare un pezzo di maglia non finiti a Capodanno, per timore che il Gyre Carling dovrebbe rubare [12].

1. ^ a b c "nic" meaning "daughter of" and "naohim" meaning "little saint" ( > the proper name Niven) www.dsl.ac.uk/
2. ^ Supplement to the Etymological Dictionary of the Scottish Language: Volume Two by John Jamieson, Printed at the University Press for W. & C. Tait, 1825, page. 156
3. ^ A Glossary of North Country Words, with Their Etymology, and Affinity to Other Languages: And Occasional Notices of Local Customs and Popular Superstitions by John Trotter Brockett, William Edward Brockett, E. Charnley, 1846, page 203
4. ^ An Etymological Dictionary of the Scottish Language: Illustrating the Words in Their Different Significations by Examples from Ancient and Modern Writers, Volume One by John Jamieson, Printed at the University Press for W. Creech, 1808, page. 374
5. ^ A Dictionary of North East Dialect by Bill Griffiths, Northumbria University Press, 2005, ISBN 1904794165, 9781904794165, page. 28
6. ^ Scandinavian Loan-Words in Middle English, Part 1 by Erik Bjorkman, BiblioBazaar, LLC, 2008, ISBN 0559153686, 9780559153686, page 142
7. ^ Joseph Mallord William Turner, ed., The poetical works of Sir Walter Scott (Robert Cadell, 1833), v. 2 pp. 279-280.
8. ^ Katharine Briggs, A Dictionary of Fairies (Penguin, 1977; ISBN 0140047530), p. 310
9. ^ Sir Walter Scott, Letters on Demonology and Witchcraft (1831), ch, 4
10. ^ James Miller, St. Baldred of the Bass: a Pictish legend. The siege of Berwick : a tragedy : with other poems and ballads founded on the local traditions of East Lothian and Berwickshire (Oliver & Boyd, 1824), p. 267
11. ^ David Laing, William Carew Hazlitt, Early popular poetry of Scotland and the northern border (Reeves and Turner, 1895), p. 18
12. ^ Briggs, above, p. 213





Regina della Elphame


Nel folklore della Pianura Scozia e nord Inghilterra, la regina di Elphame, Elphen, Elfen o Elfan (e anche la Regina degli Elfi, Fairy Queen o Faery Queen) è il capo degli elfi di Elphame (Elf-casa; confrontare Álfheimr norrena), il paese delle fate di solito sotterraneo scozzese. Lei appare in una serie di ballate tradizionali soprannaturale, tra cui Tommaso Rhymer e Tam Lin. Appare anche in una serie di conti da processi di stregoneria e confessioni, tra cui la confessione di Isobel Gowdie. Un concetto simile nel folclore scozzese è quello di Gyre-Carling o Nicnevin.


Aspetto, carattere e abilità


La regina di Elphame è variamente descritta come attraente e demoniaca. In Tommaso Rhymer, lei è inizialmente scambiata per la Vergine Maria da parte del protagonista:
Tommaso Rhymer incontra la Regina di Elphame in una figura, da Kate Greenaway.

True Thomas lay oer yond grassy bank,
And he beheld a ladie gay,
A ladie that was brisk and bold,
Come riding oer the fernie brae.
...

True Thomas he took off his hat,
And bowed him low down till his knee:
“All hail, thou mighty Queen of Heaven!
For your peer on earth I never did see.”

“O no, O no, True Thomas,” she says,
“That name does not belong to me;
I am but the queen of fair Elfland,
And I’m come here for to visit thee

Un quadro analogo è dipinta nalla confessione 1.591 stregoneria di Andro Mann di Aberdeen. Mann ha confessato di aver visto "il Diavolo" suo "padrone a somiglianza e la forma di una donna, che tu chiami la Regina della Elphen." Mann inoltre confessato che la Regina della Elphen cavalcavano cavalli bianchi, e che lei e la sua compagni erano forme umane, "ma sono state le ombre", e che erano "suonare e ballare ogni volta che volevano." confessa Isobel Gowdie ha anche osservato che la Regina della Elphame era "brawlie" vestito di lino bianco, e che lei ha più cibo da parte della Regina di lei poteva mangiare.

Ma, in Tam Lin la Regina di Elphame è una figura più sinistra. Si coglie uomini mortali, e li intrattiene nella sua casa sotterranea, ma poi li usa per pagare una "teind to Hell":

When we were frae the hunting come,
That frae my horse I fell,
The Queen o' Fairies she caught me,
In yon green hill do dwell.

"And pleasant is the fairy land,
But, an eerie tale to tell,
Ay at the end of seven years,
We pay a tiend to hell,
I am sae fair and fu o flesh,
I'm feard it be mysel.


Questa ballata narra della lotta del protagonista Janet, che deve superare la forma della Regina spostando la magia per salvare un aspirante vittima dal Ride Fairy di Halloween.

il suo mutare forma in magia si estende alla sua persona. La confessione di Mann ha anche osservato che "lei può essere vecchia o giovane come piace a lei" .




Poi una Compagnia chiara è venuto subito dopo Closs,
Nicneven con le sue Ninfe, nel numero nuovo,
Con Charms da Caitness e Chanrie a Ross,
Di chi Cunning consiste nella fusione un indizio ...


Nicnevin è la Regina della Elphame, la regina delle fate, spiriti e strane creature, regina dellahttp://sacerdotessediavalon.forumcommunity.net/?t=42252306 Corte Unseelie[/URL] di Alba. Lei regna con un partner di sesso maschile al suo fianco, ma il suo nome non viene mai menzionato, è la mia ipotesi si cambia con i suoi umori. Lei è la Carline Gyre e talvolta appare nei racconti scozzesi come Habetrot, uno spirito Crone-come noto per i suoi poteri magici di filatura, tessitura . Si dice che lei indossa un lungo mantello grigio e porta una bacchetta bianca e può apparire come una vecchia megera o di una donna giovane e bella. Le oche bianche sono sacre a lei e i loro schiamazzi possono preannunciare il suo arrivo. In questo si vede che è collegato con la germanica dea Holda ... Hel, regina degli Inferi, il leader della Caccia Selvaggia nella leggenda norrena. Ella è Madre Nicnevin, regina delle streghe, la Madre delle streghe, il "grande Wallowa Muckle". "Questo era il nome dato alla grande Madre Strega, la stessa Ecate della Scozia nella superstizione popolare. Il suo nome era dato, in uno o due casi da streghe, che si sono temute a sono somigliare a lei per la loro abilità superiore nella pratiche oscure '"(Fonte).

Samhuinn Eve è la notte di Nicnevin. Alcuni dicono che i suoi giorni sacri sono 9 novembre e l'11, ma è Samhuin quando cavalca il cielo con il suo ospite Unseelie, e tra le ore 9 e 22:00 si lascia essere visibile agli occhi mortali ... Si dice in questa notte al crepuscolo si alza dagli inferi, passando per gli Shoni regno sotto il mare a crescere nel mondo dei mortali e aprire il cancello ultraterreno così gli spiriti dei morti possono attraversare al nostro mondo. Il suo ospite Unseelie o spiriti e creature oscure che volano con lei nel cielo, e guai ogni uomo che attraversa il loro cammino. Yule, o Midwinter è anche noto per essere uno dei suoi giorni sacri.
Le nostre antenate racconterebbero che starebbe sempre garanto finire prima di Yule operazioni di filatura e lasciare vuote le loro rocche.
Nicnevin potrebbe punire ogni donna trovata a lavorare nel suo giorno sacro rubando le preziose fibre..

Contrariamente a quanto dicono alcuni folkloristi, Nicnevin non è proprio il Cailleach - il Beira scozzesi. Invece, Nicnevin è una parte del Cailleach; sua metà più scura, la strega-megera, un pezzo del tutto. Cailleach è una dea di creazione primordiale, una gigantessa, le pietre e le ossa di Alba - l'antica Dea della Terra. Nicnevin è la figlia del Cailleach come "nome" significa "figlia di" e Nevin riferisce a Ben Nevis, il sedile del Cailleach di potere, la montagna più alta di Alba. La Cailleach si dice di incarnare la montagna e Ben Nevis è la sua preferita, cosi lei può vedere tutta la sua creazione e il suo regno dalla sua altezza.

Nicnevin è una dea delle streghe, magia, incroci, ed è legato al buio della luna - invocarla per qualsiasi rituale, o per il vostro incantesimo di stregoneria come una Wiccan avrebbe invocato il dio e la dea in ogni rito. Deve essere invocato a recarsi presso il mondo ultraterreno o di sotto, ed è ancora meglio chiedere per la sua protezione quando si viaggia di notte. Il suo dominio e le associazioni sono molto simili a Hekate e Hel, ma con differenze culturali scozzese ovviamente. Lei può concedere la capacità di parlare con gli spiriti di tutti i regni e di viaggiare tra i mondi. Lei può anche concedere specifici poteri magici se passare la notte in una delle sue colline, un incrocio, o al mare in un luogo dove terra, mare e cielo sono tutte rappresentati. Si può chiedere per il potere di una strega, per le competenze divinatorie, la conoscenza delle piante, abilità con gli incantesimi e pratiche di stregoneria ... Per fare questo è necessario portare l'offerta per lei, arrivare al crepuscolo, invocare Nicneven e aspettare per lei. Se lei non arriva, venite la prossima notte e le prossime nove al massimo.
Se lei non arriva la nona volta vuol dire che il potere non è fatto per voi. Se lo fa arrivare - o invia uno spirito al suo posto, dite ad alta voce ciò che si desidera e lascia la tua offerta subito. Non urlare, non scappare di paura, altrimenti si perde il dono. Come una dea scozzese preferisce libagioni - la cosa migliore è whisky, idromele, sidro o una buona birra. Non roba a buon mercato, darle la roba buona, birra fatta in casa se lo fate.

Per richiamare Nicnevin per i rituali

Per richiamare la regina di Elphame, recitare questa chiamata:
"O Micol, Micol regina Pigmeorum Veni"
prima ci sarà un vento leggero, poi una tromba d'aria, e poi una tempesta in cui lei appare in tutta la sua gloria (Superstizioni di Darker Scozia, p. 537)

Per richiamarla per un rito, tenere una tazza di libagioni al cielo e gridare:

"Nicenevin! Nicnevin! Regina delle streghe! Chiedo a te!
Chiedo nella tua grazia che si apra il velo della notte,
E aprire la porta all' ultraterreno.
Mentre rendiamo onore ai nostri antenati,
Rendiamo onore a voi guide che li guidate qui!
Bevete con noi e aiutarci per il nostro rito,
In nome della grande madre strega! "


Per richiamare il suo canto rituale durante il Witches 'Reel dal 1591, per sentire come si deve ascoltare la versione cantata Green Corona:

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Per dicasi a Nicnevin eseguite il rito di iniziazione Orkney

Le streghe Charm




http://witchofforestgrove.com/
Dea Hel



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Nella mitologia norrena, Hel o Hella (tradotto a volte come Nascosto altre volte come Morte) è la dea degli Inferi, figlia di Loki, dio dell'inganno, e di Angrboða, una gigantessa.

Suoi fratelli sono Fenrir il lupo e Jormungand il serpente marino. Si narra che quando venne al mondo la malattia colpì per la prima volta l'umanità e che lei stessa portò nel mondo dei vivi il dolore e la disperazione.

Dunque, quando Odino venne a conoscenza che il perfido Loki aveva avuto dei figli, li bandì nei più remoti angoli del creato, perché facessero il meno danno possibile. Nonostante il regno che Odino le diede fosse gelido e orribile, Hel ne fu contenta e gli diede, in ringraziamento, una coppia di corvi: Huginn e Muninn. Odino le diede potestà su tutti coloro che il Valhalla non avesse accolto e dunque divenne regina dei morti senza onore, per malattia, incidente o vecchiaia, dei traditori e dei criminali. Fu grazie a questo che riuscì ad ottenere uno sposo di sangue reale, il re svedese Dyggve, morto di morte naturale.

Il regno di Hel è omonimo alla dea (in modo analogo all'Ade greco). Si tratta di un luogo gelido al quale si accede attraverso la grande caverna Gnipahellir custodita dal feroce segugio Garmr. Superata la caverna, i defunti attraversano il fiume Gjöll sopra un ponte d'oro custodito dalla gigantessa Moðguðr. Reggia di Hel è il palazzo Éljúðnir nel quale vengono accolte le anime. In un luogo separato, detto Náströnd, le anime degli assassini e dei traditori vengono torturate allo scopo di costruire la nave Naglfar (Nave di Unghie) sulla quale i morti torneranno per combattere nel giorno del Ragnarök.

Hel ha due servitori: Ganglati (pigro), Ganglöt (sciatta).

Hel esce raramente sulla terra, ma quando lo fa porta sventura e malattia: passa per le strade e nei villaggi e la gente di ammala all'improvviso. Se spazza la strada con un rastrello vi saranno sopravvissuti, se invece ha una scopa moriranno tutti.

Hel viene descritta come una donna in qualche modo duplice: con metà viso nero o cadaverico e l'altra metà normale. Questo potrebbe rispecchiare l'iter della sua figura nella mitologia. Nei tempi più antichi, infatti, Hel fu la grande madre dea terra, che sfama gli affamati e dà loro ristoro, ma successivamente divenne molto simile ad un Plutone femminile e il suo regno divenne paragonabile all'Ade greco. Alcuni tratti della dea hanno suggerito a diversi studiosi di metterla in relazione con le caratteristiche di Parvati-Kalì o di Persefone o, ancora, di Ecate.

Va inoltre notato che l'iter del pantheon norreno mostra i chiari segni di una passata predominanza femminile, comune a moltissimi culti in tutto il mondo, che cede il passo al dominio della figura maschile. La figura femminile diviene figlia dell'inganno, portatrice di caos, di inarrestabile furia distruttrice e sede di una legge terribile e incomprensibile al comune senso umano. La figura maschile viene a rappresentare il razionale, la legge comprensibile, il valore in battaglia. Questo passaggio diviene molto marcato in concomitanza con l'incontro con il Cristianesimo che sostiuirà, nei vari Pantheon, le dee femminili con Maria, madre di Dio, cardine di salvezza da ogni sventura.

my persona Hel

HOLDA - da Dèa del Focolare a Demone Pagano

HOLDA - da Dèa del Focolare a Demone Pagano


Holda era una delle più importanti divinità germaniche pre-cristiane e, secondo molti studiosi, la sua figura presenta molteplici analogie con la divinità scandinava Frigg.

Le informazioni che abbiamo su Holda provengono prevalentemente dall'opera "Teutonic Mythology" di Jacob Grimm. Holda ci viene descritta come la dèa del focolare, la matrona delle filatrici, la protettrice delle partorienti, la guardiana della casa e degli animali domestici, ed è inoltre associata all'inverno, alla caccia, e alla magia femminile.

Mentre sul culto della moglie di Odino si sa veramente poco e non vi sono fonti sufficienti a ricostruirlo, quello di Holga è sopravvissuto sino ad oggi grazie al folklore tedesco, austriaco e svizzero.
Per questo gli studiosi pensano che grazie alle leggende su Holda, possiamo oggi ricostruire il mito perduto di Frigg.
Ma Holda viene associata anche alla divinità germanica Percht (o Perchta/Berchta) sia da Grimm che dallo studioso Lotte Motz. Il culto di Percht era presente nelle zone meridionali (Alsazia, Svizzera, Bavaria, Bohemia, Austria, Carinzia) mentre quello di Holda era praticato nelle zone settentrionali. A causa delle evidenti similitudini tra queste due divinità, Percht viene vista come l'alterego di Holda, la sua cugina del sud.

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Holda ci viene descritta come una donna anziana con denti lunghi e capelli aggrovigliati che viaggia in un carro (o porta un aratro) facendo visita agli spiriti dei nascituri. Uno dei suoi ruoli fondamentali era quello di proteggere la casa, le casalinghe e le madri ma le vennero attribuiti molteplici compiti e mansioni. Ad esempio, si credeva che riaccompagnasse i bambini che tardavano a rientrare in casa o che dondolasse le culle dei neonati dopo che la balia si era addormentata.

Holda era connessa alla stagione invernale e, infatti, l'altra forma della dèa è quella di un'avvenente fanciulla dalle vesti bianche come la neve.
I collegamenti di Holda con l'inverno sono memori dell'adorazione degli spiriti femminili dei mesi invernali in Inghilterra e la Scandinavia. Una causa è certamente la pratica comune di filare quando fuori faceva troppo freddo per lavorare all'aperto. Il simbolo della stella di Frigg in Orione è chiaramente visibile solo nell'Emisfero Settentrionale durante dicembre, gennaio e febbraio. Quindi si collega nuovamente al lavoro della filatrice durante le notti invernali.

In epoca cristiana, durante il giorno di Natale, era tradizione mettere una ciotola di latte per Holda sulla tavola mentre la famiglia si recava in chiesa. Il latte che restava nella ciotola veniva dato al bestiame con lo scopo di aumentarne la fertilità.

Holda era anche la matrona delle filatrici. Nei tempi antichi la tessitura era un compito molto importante per la casalinga in quanto opportunità di guadagnare denaro. Tale compito veniva eseguito solo dopo aver svolto gli altri lavori domestici e, infatti, si svolgeva solitamente a tarda sera dalle donne più laboriose. Anche dopo la rivoluzione industriale, la donna filatrice rimase un simbolo di virtù. Non sorprende perciò che una ‘Dèa del Focolare’ e protettrice della casa avesse un interesse speciale per la tessitura.

Holda viaggiava trai villaggi ispezionando il lavoro manuale delle donne ricompensando le filatrici laboriose con regali: conocchie caricate col lino più eccellente o fili dorati. In alcuni casi Holda finiva il lavoro della filatrice durante la notte. Le lavative, invece, venivano punite e trovavano il loro lavoro aggrovigliato e rotto, e le loro conocchie venivano bruciate.
Holda castigava anche donne che lavoravano durante il periodo di Natale, le domeniche o nei giorni dei santi, sebbene sia piuttosto ironico pensare a una Dèa pagana in veste di protettrice di una tradizione cristiana, questa è la chiara dimostrazione di come vecchie leggende si possano adattare alle nuove credenze, per una sorta di opportunismo.
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Una storia popolare racconta di come Holda adescò un povero coltivatore in una caverna magica sulla cima di una montagna. In questo racconto la dèa appare come una bella regina circondata dalle sue ancelle in mezzo ad una stanza piena di pietre preziose e di oro. Holda chiese al coltivatore cosa desiderasse in dono e lui, intimidito, disse che i fiori che lei portava nella sua mano sarebbero stati una benedizione sufficiente. Il coltivatore fu fortunato perché i fiori in questione erano della pianta di lino, ai tempi ancora ignota nel mondo degli uomini. Holda gli diede una borsa di semi di lino e, quando il raccolto fu maturo, lei insegnò alla moglie del coltivatore a utilizzare il lino per la tessitura.

Si credeva anche che Holda fosse la causa di molti fenomeni naturali: quando scuoteva i suoi cuscini di piume veniva a nevicare, quando accendeva il fuoco del camino saliva la nebbia, quando si lavava scendeva la pioggia e quando lavorava il lino iniziava a tuonare. Si diceva, inoltre, che lei rendeva fertili i campi e svegliava i meli in primavera.

Nelle leggende Holda possedeva anche un lato oscuro. Come ricompensava i meritevoli, la dèa castigava i pigri e i crudeli. Molte storie furono dette su Holda per spaventare i bambini e per fare in modo che si comportassero bene e non si ribellassero alle madri.
In una di queste storie Holda andava di notte a prendere i bambini cattivi per metterli in un sacco, poi tagliava loro gli stomaci e li riempiva con paglia ed immondizia.

Ma questo lato oscuro appare soprattutto in epoca cristiana, quando tutte le tradizioni pagane venivano demonizzate e le divinità antiche venivano trasformate in spaventosi demoni da temere.

In epoca pagana Holda era principalmente la protettrice delle madri e dei bambini. I suoi poteri si estendevano tra il cielo e la terra, era una dèa della fertilità ed era legata al fato. Era l'incarnazione della saggezza femmina e le abilità delle donne erano il suo regalo al mondo, una Dèa della pace e la stabilità.



E' pensiero di alcuni studiosi che tramite la germanica Holda sia possibile tentare di ricreare il ruolo della dèa scandinava Frigg, fare chiarezza sulla sua figura e ricostruire il suo culto.

Basti pensare alla storia del regalo del lino, dove il collegamento tra Holda e Frigg è molto evidente. Holda viene descritta come una regina attorniata da fedeli ancelle e così appare Frigg nel mito scandinavo.
Entrambe sono connesse al focolare domestico, al fato, alla magia e, soprattutto, alla filatura. In Scandinavia la costellazione che noi chiamiamo la Cintura di Orione era noto come 'il rockr di Friggjar', ovvero la ‘conocchia di Frigg’. I collegamenti di Holda col cielo sostengono a maggior ragione la connessione con Frigg in veste di`Regina del Cielo’.

Il fuso (per filare) era un simbolo potente per i nostri antenati pagani, esso rappresentava la femminilità, la virtù e la saggezza femminile.
Nei miti scandinavi le Norne siedono al fuso e tessono il destino dell'uomo. La stessa conoscenza di Frigg del futuro è connessa al suo ruolo di filatrice.

Tuttavia, in Holda troviamo molteplici aspetti e connessioni non solo con Frigg ma anche con altre divinità naturali. Era una divinità germanica molto importante e come tale possedeva numerosi ruoli e poteri.

La tradizione di onorare Holda è la chiara sopravvivenza di un culto connesso ad una divinità germanica. Mentre l'adorazione degli Dèi Antichi fu soppressa in silenzio, le leggende su Holda si sono adattate nei secoli quasi "invecchiando".

Il Cristianesimo purtroppo ha lasciato anche il suo marchio nelle leggende su Holda. In molte storie, infatti, Holda è una brutta vecchia e regina delle streghe. Questo è per sostenere il concetto che, essendo una Dèa pagana, Holda deve essere un demone. Fortunatamente l'impatto di questa superstizione negativa non ha sotterrato tutte le sue qualità benevole che sono rimaste registrate fedelmente nelle leggende tedesche.

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Le fate d'acqua

Le fate d'acqua

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L' acqua è sempre stata importante nella mitologia visto che rende le divinita ad essa associate così potenti. Gli esseri che abitano in prossimità di fiumi e torrenti sono meno pericolosi di quelli che vivono in mari e laghi.

Le fate di acqua sono chiamate Ondine, ma come esistono vari corsi d' acqua esistono anche varie specie di Ondine:

* Ninfe delle fontane chiamate Naiadi,
* Ninfe dei fiumi dette Potamidi,
* Ninfe dei laghi chiamate Limnadi, e
* Ninfe dei mari nominate Nereidi.

E' durante le giornate radiose e le tranquille notti d' estate che queste fate amano apparire. La maggior parte delle volte si possono vedere sui macigni delle fontane, occupate a pettinare i loro lunghi capelli servendosi di un pettine d' oro.

Nixes fate cattive


Le Nixes sono delle ondine particolarmente pericolose e malefiche che vivono nelle acque morte e stagnanti delle paludi e degli stagni.

In genere hanno i capelli verdi e la pelle squamosa, e hanno l' abitudine di restare sdraiate sul fondo dell' acqua a guardare il sole con aria malinconica.

Durante alcune notti d' estate, le Nixes escono dall' acqua per iniziare le danze notturne nei villaggi vicini, dove, grazie alla loro bellezza fuori dall' acqua, seducono i giovani uomini, li intrattengono così in una danza di morte portandoli allo stagno più vicino dove essi si immergono per inseguirle. Esiste un metodo infallibile per smascherare una Nixes: basta infatti toccarle l' orlo del suo vestito e verificare se umido, in questo caso vuol dire che la bella ballerina altro non è che una fata dell' acqua.

Il periodo dell' anno in cui le Nixes sono più pericolose è la notte di San Giovanni, 24 giugno, la notte durante la quale per non diventare loro schiavi è necessario evitare di bagnarsi nelle acque di lahi e stagni. Al contrario, un bagno durante l' equinozio di primavera avrà un effetto benefilo; quel giorno, infatti, le Nixes sono tristi e piangono lacrime che donano bellezza e giovinezza a coloro che si immergono.



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La magia delle Fate dell'acqua è ovunque, nei ruscelli, negli stagni, nei laghi, nei fiumi, nelle cascate, nei mari, nell'immensità degli oceani e perfino nelle fontane.
L'acqua è l'elemento che permette a queste Fate di vivere e potenziare le loro magie e incantesimi. Non a caso, queste misteriose creature portano sempre con loro una piccola ampolla incantata che contiene alcune gocce dell'acqua della fonte da cui sono state originate. E' infatti solo in questo modo che la loro magia può essere utilizzata ai massimi livelli, in ogni luogo e in ogni situazione la Fata si trovi.

Nelle acque più profonde di mari e laghi si trovano i bellissimi castelli delle Fate dell'acqua. Un incantesimo li tiene nascosti agli occhi curiosi degli uomini che, per quanto si sforzino di fissare attentamente il centro di un lago o una sorgente, non riusciranno mai a vedere nulla. I mortali che hanno il permesso e la fortuna (perchè proprio di questo si ha bisogno) di visitare la dimora di una Fata dell'acqua, si accorgeranno che sott'acqua si può respirare normalmente. Ovviamente è tutto merito di un incantesimo che permette alle creature di vivere proprio come sulla terra. Amanti della tranquillità, per evitare intrusioni le Fate utilizzano piccoli stratagemmi. L'entrata dei loro castelli è infatti protetta da alghe intricate e rocce scure come la notte, che si trasformano sotto il tocco della Fata, in splendidi giardini con fiori profumatissimi e alberi carichi di frutti d'oro.

Molte leggende narrano che i castelli delle Fate dei mari più profondi siano pieni di tesori sommersi, raccolti pazientemente dalle magiche creature che non riescono a resistere al fascino dell'oro e delle pietre preziose.
Quando escono dall'acqua, le Fate hanno l'aspetto di bellissime e misteriose fanciulle dai lunghi capelli adornati con gioielli di ogni tipo.

In Norvegia si racconta che ogni volta che una Fata dell'acqua si spazzola i capelli cade una pioggia di perle, rubini e smeraldi. E' inutile però portarli a casa perchè si trasformerebbero immediatamente in gusci d'uovo.
Molte sono le leggende sparse in tutto il mondo che parlano di città sommerse dalle acque e abitate da splendide creature dai grandi poteri. Nei prossimi giorni vi racconterò le più conosciute per capire meglio i misteri che avvolgono le Fate dell'acqua.

"Fate,Gnomi Folletti del Bosco Incantato"

Il Popolo delle Acque e dei Fiumi:
Le Lorelei


Il misterioso Popolo delle Acque vive oltre che negli oceani anche nei fiumi. Alcuni di essi hanno il corpo umano e una coda di pesce nella parte inferiore del corpo. Altri hanno sembianze completamente umane. Tutti quanti sono grandi come gli esseri umani. La maggior parte di questi esseri dei fiumi strumentalizza la propria bellezza e il proprio canto per attirare i marinai o altri uomini. Il loro comportamento preferito consiste nello stare seduti sugli scogli lungo le rive dei fiumi, mentre si pettinano i lunghi capelli e cantano. Le più famose fra le sirene di fiume sono le Lorelei tedesche. Il compositore Richard Wagner, nella sua opera L'anello del Reno, fa cantare lungo il fiume Reno tre fanciulle del Reno. Nei Nibelunghi si dice che le Lorelei possieadano e custodiscano un tesoro magico che giace sul fondo delle acque del Reno. Le Lorelei possiedano e custodiscano un tesoro magico che giace sul fondo delle acque del Reno. Le Lorelei sono considerate anche le custodi dei poteri magici e del sapere spirituale che si cela nella mente subconscia di ogni uomo.



Antichi racconti tedeschi raffigurano le Lorelei come donne bellissime e sempre giovani con la coda di pesce. Le canzoni che esse cantano sono così affascinanti e ammalianti che hanno attirato più di una nave contro gli scogli del Reno. C'è un certo scoglio nel Reno che prende il nome di Lorelei. Sebbene le sirene di fiume esistano ovunque, spesso non vengono riconosciute e non hanno nemmeno un nome. L'unica altra cultura a conoscere una sirena di fiume ben precisa è la Gran Bretagna. Questa sirena non sedeva sugli scogli a cantare, bensì usava la sua particolare magia dell'acqua. Se nuotava per tre volte intorno ad una nave, riusciva ad affondarla. Le sirene di fiume, soprattutto le Lorelei, sono molto esperte nell'insegnare gli utilizzi magici della voce e del canto. Inoltre aiutano chiunque sia in cerca dell'antico sapere spirituale.

''Il Fantastico Mondo delle Creature dell'Acqua''





Le Fate dell' Acqua più Famose

Queste Fate abitano le acque di tutta la terra: gli abissi più profondi, i laghi, i fiumi e le sorgenti sono popolati dalle creature Fatate.
In Galles si possono incontrare le leggendarie Asrai e le splendide Gwragedd Annwn, mentre nella fredda penisola balcanica sono famose le Rusalki e la Fata Mala Vila. In Scozia e in Irlanda, infine, si trovano le Glaistig, ma anche l'Italia può vantare alcune importanti Fate dell' Acqua.

Le Asrai

Originarie dei laghi Highlands scozzesi, queste piccole Fate notturne sono molto difficili da vedere; la loro pelle, di un pallore quasi trasparente, le rende infatti pressochè invisibili. Queste Fate trascorrono la maggior parte del tempo nelle acque più scure e profonde, uscendo solamente nelle notti di luna piena. Quando sono sulla terra hanno l'aspetto di bellissime fanciulle dai lunghi capelli lucenti e sottili. Timide per natura, le Asrai vivono di notte, evitando di esporsi alla luce del sole; anche un solo piccolo raggio le farebbe dissolvere in una pozza d'acqua. Si dice che nessun uomo possa resistere alla loro bellezza. Ma, attenzione, non seguitele mai nei laghi perchè rischiereste di rimanervi imprigionati per sempre!

Le Gwragedd Annwn


Le Gwragedd Annwn (il loro nome si pronuncia Grageth Anoon) vivono nelle profondità dei laghi delle Black Mountains in Galles. Alte, slanciate e dai capelli biondi, incantano gli uomini con la loro irresistibile grazia e lo sguardo profondo. Molte sono le leggende che narrano di uomini che le hanno prese per moglie. La maggior parte se le è però viste scappare sotto gli occhi. Le Gwragedd Annwn non sopportano i rimproveri e, dopo il terzo scompaiono senza dire una parola.

Le Rusalki
Queste incantevoli creature dalla pelle chiarissima e dai lunghi capelli verdi abitano i laghi e i corsi d'acqua durante gli interminabili e freddi mesi invernali. In estate le si può vedere uscire dalle acque e danzare cantando nei boschi e nei prati. Le Rusalki generalmente non indossano abiti ma, quando si mostrano agli uomini, usano lunghe vesti candide, decorate con foglie e corone di fiori. Il loro oggetto più prezioso è sicuramente un pettine magico che ha il potere di scacciare gli spiriti cattivi e di spezzare gli incantesimi.


La Fata Mala Vila

La Fata Mala Vila (mala in serbo significa "piccola") è considerata per eccellenza la guardiana dei boschi e delle acque. Come tutte le Fate ama danzare sulla cima delle colline, nelle notti di luna piena. Schiva e diffidente per natura, non tollera di essere spiata dagli uomini, che non disdegna di punire con frecce avvelenate. Conoscitrice delle proprietà curative di tutte le erbe, in grado di guarire ogni tipo di ferita, la Fata Mala Vila parla il linguaggio dei cervi.

Le Glaisting

Fate dall'aspetto di splendide fanciulle, nascondono in realtà orrendi piedi caprini sotto le lunga e fluenti vesti. Si dice che queste Fate inducano gli uomini a danzare con loro, prima di trasformarli per sempre in schiavi. Nonostante le apparenze, le Glaisting sanno anche essere buone con le persone anziane e deliziose compagne di gioco dei bambini. Se adulate con complimenti e pietre preziose sono anche disposte a sorvegliare il bestiame al posto degli allevatori.

Tra le Fate più famose della tradizione italiana, c'è senza dubbio la Fata Budruina, tipica del folklore siciliano. Questa Fata vive nelle pozze d'acqua poco profonde, in attesa che qualcuno, ammaliato dalla sua grande bellezza, la noti e si sporga. A questo punto il malcapitato viene afferrato e portato per sempre sott'acqua, nel suo castello.



Sempre in Sicilia è nota la Monacella della Fontana, una piccola Fata che vive nelle fontane, da cui esce per regalare gioia e fortuna agli uomini solamente tre volte all'anno.Originaria di Teramo è invece la Fata Culina che vive all'interno di una fonte. Compare solamente nell'attimo in cui nel cielo, pieno di nuvole, si apre uno squarcio di sereno. Chiunque si troverà per caso a guardare nella fonte, vedrà la Fata intenta a cucire. Se sorriderà, potrà chiedere di vedere esaudito un desiderio.



Una vecchia leggenda del Galles narra che molti e molti anni fa, alcuni marinai stavano costeggiando con la loro piccola barchetta l'isola di Gresholm. Un giovane marinaio, dopo aver gettato la sua rete, scorse qualcosa di strano. Non riusciva a credere ai suoi occhi: sotto la superficie dell'acqua poteva vedere chiaramente prati in fiore e splendide colline verdeggianti. Pensando a un abbaglio stropicciò gli occhi e, all'improvviso, comparvero torri merlate e splendide fanciulle dai lunghi capelli. Stava per chiamare i suoi compagni quando tutto scomparve. Della bellissima città sommersa non c'era più traccia. Si dice che i marinai che attraversano il lago sentano ancora oggi i rintocchi di una campagna e maliconici canti provenire dal fondo del mare.

mercoledì 1 dicembre 2010

✖ I Riti di Dicembre

✖ I Riti di Dicembre ✖



Feste dal Calendario Pagano
03 dicembre. Festa di Myrddin ( Merlino ).
08 dicembre. Festa d'Inverno dei Quattro Elementi.
10 dicembre. Dionisio negli abissi
12 dicembre. Festa degli Gnomi.
13 - 21 dicembre. Nove notti di divinazione. Offerte a Perchta/Holda
14 dicembre. festa di Odin signora delle besteie
18 dicembre Festa di Epona
20 dicembre. Festa di Cernunnos.
21 - 23 dicembre. Solstizio d'Inverno. Grande Sabba d'Inverno. Idho
22 dicembre Riti di Mithra
23 dicembre. Giorno del Tasso.
24 dicembre Giorno della Betulla
25 dicembre. Festa di Ecate. Sol Invictis. Festa di Dagda.
31 dicembre. Festa di Artemide. Notte del Popolo Fatato.


Feste Pagane: Stregheria Italiana - Sabba
Saturnalia(Nome antico: Festa dei Lumi, Yuletide, Alban Arthan):[Dicembre 22] Detta YULE dai celti, e' la notte piu' lunga dell'anno. Esso rappresenta la rinascita della Dea sotto forma di un Dio che da inizio ad un periodo di buio, freddo, quale l'inverno.Poiche' nelle popolazioni europee non si riusciva a stroncare questa festa, i cristiani vi posero in prossimita' il Natale, in modo da sviare la gente dal vero significato: la rinascita della Dea, normalmente fertile e donna, sotto forma di un Dio, mortale , freddo e maschio, che purifica il mondo nella morte e nel gelo preparandolo alla rinascita della primavera.L'usanza di celebrare la festa di notte, per le strade, con bancarelle che brillavano di luci delle candele da' il nome alla ricorrenza. Dicembre è il mese più magico dell’ anno.

Il nome deriva dal latino decem (dieci), quindi dovrebbe indicare il decimo mese dell’ anno; cosi infatti era prima della riforma giuliana, poi divenne il dodicesimo, ma si tenne il nome. In Egitto l’equivalente del 16 dicembre era la festa di Oriside: si invoca il dio per avere denaro, una famiglia felice buoni amici.
A Roma si cominciava a festeggiare con i Saturnali ( dal 17 al 23), dedicati a saturno er Vesta, patroni del mese. In questo periodo ogni mezzo era lecito per fare soldi, perfino giocare d’azzardo, perché oil dio regalava prosperità a tutti :” auree monete procuri dicembre alla festa di Saturno”, dice il vecchio proverbio.
Ai Saturnali si accavallavano le feste del Solstizio d’ Inverno, quando l’astro era salito un po all’ orizzonte; la solenne ricorrenza era celebrata con corse di carri, simbolo del Sole che ogni giorno col suo carro attraversava il cielo portando lice.
La data simbolica del 25 dicembre per la celebrazione del Natale cristiano fu scelta attorno al III-IV secolo d. C,, perché coincide con la festa del dio Mitra; infatti nel Vangeli non si parla di una data precisa della nascita di Gesù. Molti Cristiani erano attratti da queste feste spettacolari e la Chiesa, preoccupata della diffusione dei culti solari,m pensò di celebrare nello stesso giorno la natività dio Cristo, che considerava la vera Luce e il vero Sole. La chiesa del tempo dunque non dava grande importanza alla data esatta della nascita di Cristo; ma nel quinto secolo San Leo scrisse che il giorno della nascita di Gesù andava festeggiato in modo particolare, perché la sua nascita era anche la nascita dei Cristiani, e da allora si festeggia solennemente il Natale.
Quel giorno i Romani usavano invitare a pranzo gli amici e scambiarsi il dono di un vaso bianco con miele, datteri e fichi, il tutto accompagnato da ramoscelli di alloro , detti “strenne”, augurio di fortuna e felicità. Ai nostri tempi, la giornata di Capodanno, e dedicata al riposo, dopo le feste e i divertimenti della notte di San Silvestro che, con i suoi eccessi, è piu simile ai Saturnali romani. A pranzo , se non lo abbiamo fatto a mezzanotte, dobbiamo mangiare le lenticchie, perché si dice che propiziano prosperità economica per il nuovo anno. Le vacanze durano ancora fino all’Epifania che come sappiamo " tutte le feste porta via”.

Riti di dicembre – Il rituale magico piu importante del mese è la celebrazione del Solstizio d’ Inverno, la notte piu lunga dell’ anno, Il rituale proposto è di tradizione celtica. Nella cerimonia originale il dolce ( che conteneva miele e pezzi di frutta secca) era accompagnato da idromele, ma se avete difficoltà a trovarlo un vino dolce liquoroso sarà uguale.
Come vedrete la simbologia dell’ Agape , cioè il banchetto collettivo, pure nella sua semplicità richiama l’amore fraterno e la fortuna e prosperità.



Rito del Solstizio

Si comincia la tramonto del 21 dicembre. Stendete un panno sull altre a destra l’incensiere con incenso liturgico al sandalo, a sinistra una mazzo di fiori gialli una pagnotta dolce, un coltello nuovo e del vino.
Al centro tre candele color oro, a formare un triangolo con la punta in alto. A parte van preparati dei bicchieri.
Chi opera di mette davanti al tavolo verso Est e se sono presenti altri questi circonderanno l’altare. Tenendosi per mano.
Fumigate la stanza per almeno quindici minuti. Accendete le candele e poi dite per tre volte
Entrino in me
Le forze dell’ universo,
rinasca in me la vita con la rinascita del Sole
che la luce dello spirito mi illumini e mi indichi la strasa,.
Perché io possa sempre camminare nel bene
Sulla via dell’ amore infinito. E cosi sia.


A questo punto tagliate la pagnotta e distribuirtene una fetta a ciascuno; versta il vino e datelo ai partecipanti. Lasciate consumare la candele fino alla fine.


A parte il rito per il Solstizio, il periodo che va dalla vigilia di Natale all' Epifania è uno dei più amati in Occidente ed è legato a Innumerevoli tradizioni, sacre e profane. Vediamone qualcuna.


Il filo D'argento

Ricordatevi di appenderne almeno uno nella vostra casa o sull' albero di natale. Secondo la leggenda, quando Maria e Giuseppe furono costretti dal re Erode a fuggire verso L' Egitto, si rifugiarono a riposare in una grotta. Subito comparve un ragno che si mise a tessere velocemente una complicatissima tela, che chiuse l'ingresso. Poco dopo arrivarono i soldati, che erano sulle orme di fuggitivi, videro l'ingresso della grotta coperto di ragnatele , e non guardarono dentro, pensando che chiunque vi fosse rifugiato le avrebbe rotte per entrare, Fu cosi che il ragno salvò la vita a Gesù con un filo d'argento come atto d'amore.


La Stella di natale

Questa pianta dal colore rosso è ormai comunissima. In Messico , paese di origine si chiama flor del la noche buena; la leggenda racconta che un bambino troppo povero pere portare un dono a Gesù, si mise a piangere: perché tutti portavano qualcosa tranne lui.
Dalle sue lacrime nacquero questi meravigliosi fiori che egli portò in chiesa davanti alla greppia.
E un ottimo dono come atto d'amore.


La candela di Babbo Natale

La sera della vigilia di Natale prima di andare a dormire lasciate sul tavolo della cucina un bicchiere di latte, un dolce e una candela accesa: aiuteranno Babbo Natale a trovare la vostra casa e lo spuntino lo rifocillerà nella notte più faticosa di tutti l'anno.


Purificazione della Casa

Per pulire la vostra casa dalle negatività dell anno che sta finendo, procuratevi un ramo di legno di abete, 132 chiodi di garofano, 12 bacche di ginepro, una candela bianca e una nera. Prima della mezza notte del 31 dicembre stendete un telo a terra vicino la porta di ingresso e metteteci sopra il necessario per il rito; poi accende le candele e il legno di abete con i chiodi di garofano e le bacche di ginepro già sminuzzati in un incensiere. Lasciate consumare tutto.


Addio alle negatività

Per allontanare le negatività prendete una pietra grande come un pugno. In una notte tra il 25 e il 31 dicembre accendete una candela nera e concentratevi sulla pietra. Ripercorrete l'anno vissuto e pensate a tutte le cose spiacevoli capitate, riversatele nella pietra; se vi è dio aiuto scrivetele su un foglio. Lasciate consumare la candela e poi prendete la pietra, avvolta nel foglio e seppellitela in un prato lontano da casa vostra, o gettatele in acqua con i resti della candela.


Il vecchio calendario

La sera del 31 togliete tutti i vecchi calendari, e bruciateli la mattina di capodanno dopo averli avvolti nella lana rossa dicendo
anno vecchio brucia qua
e la sfortuna se ne va



Rituale di veggenza

E' un ritulale celtico antico, fatto dalle ragazze in età da marito, per veder il volto del futuro sposo.
Deve essere compiuto tra il 22 e la mezzanotte di San Silvestro, prima del nuovo anno.
In un bacile di rame, riempito di acqua fino a metà e posto su un tavolo, sistemate abbastanza lontano due candele viola,in modo che non si riflettano nel bacile e un incensiere con incenso in grani misto a un pugnetto di petali di rosa.
Accendete l'incenso e poi le candele. E fissate lo sguardo al centro del bacile tenendo le mani sui due lati. Liberate le mante e poi soffiate lentamente sull acqua dicendo:

Voglio che sia aperto il mio occhio interiore,
emerga la visone e scompaia il grigiore.
Che io veda la verità
in ogni immagine che verrà


Ripetete la formula lentamente, ritmicamente alternandola ai soffi sull' acqua. Dovrebbero manifestarsi delle immagini.


Scarpette della Sposa/u>

E' un altro rituale per donne sole. Volete sapere se incontrare presto il nuovo fidanzato e sposarlo prima del prossimo Capodanno?
a mezzanotte mettetevi davanti alla porta di casa e buttate in aria le vostre scarpe: se candono entrambe con la punta verso di voi, non vi sposerete; se cadono con la punta verso l'interno e una verso l'esterno, troverete un fidanzato ma non vi sposerete subito; se cadranno con le punte verso l'esterno verso al porta, preparatevi a un matrimonio.


<u> Rituale di prosperità

Se non vi bastano le lenticchie fate questo rito. Preparate l'altare con sopra un quadro di lamè dorato. Al centro ponte un oggetto d'oro e vicino un simbolo religioso a vostra scelta: l'oggetto d'oro indica ricchezza e il simbolo religioso che avete bisogno di soldi ma che questi non sono il fine ultimo della vostra vita. A lato dei due oggetti mettete due candele dorate.
Sotto gli oggetti ponete una scatola di cartone con coperchio
A destra l'incensiere con incenso mescolato a metà secca di cedro del Libano e semi di anice. A San Silvestro tra le 21 e mezzanotte fumigare l'ambiente e accendete le candele, battete sul coperchio della scatola con l'indice della mano destra, dicendo sette volte
Vieni a me prosperità
d'oro la scatola si riempirà

Immaginate la vostra scatola ricolma di monete d'oro poi tre volte dite:
Grazie per il benessere che avrò
con chi ha bisogno dividerò


Ricordatevi di fare opere di bene e carità.



22 dicembre Riti di Mithra e i successivi riti del Natale

Un bambino nacque il 25 dicembre da madre vergine; il giorno della sua nascita tre Maghi omaggiarono il nascituro con oro, incenso e mirra.
Nel corso della sua vita fece diversi miracoli. Venne considerato il “buon pastore”, ebbe 12 discepoli, morì a trentatré anni sepolto in una tomba di pietra ma resuscitò tre giorni dopo.
Salì al cielo dopo aver consumato un pasto sacro.
Dopo la sua resurrezione i suoi discepoli recitavano: “Rallegratevi, il vostro Dio è risorto dalla morte. Le sue pene e sofferenze saranno la vostra salvezza”.

Capito di chi stiamo parlando?
Probabilmente molti di voi risponderanno senza esitazione…
Ma potrebbero avere una sorpresa: abbiamo raccontato la storia leggendaria di Mitra, risalente a circa 3.000 anni prima di Cristo. Da cui il mitraismo, ovvero il Culto del Dio Mitra [o Mithra], originario delle comunità persiane dell'Asia minore, estesosi poi all'impero romano, soprattutto fra i militari, dove infine decadde a partire dal IV secolo d.C.
Mitra, che era una divinità solare, penetrò facilmente nell'impero romano e soprattutto nell’esercito e i santuari di Mitra, i mitrei, si sono diffusi anche nelle regioni periferiche dell’impero, sedi di guarnigioni militari.

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La mitologia comparata

Il mito di Mitra non è l'unico che precede la storia cristiana dell'incarnazione di Gesù. Nella loro opera The Jesus Mysteries, Timothy Freke e Peter Gandy studiano dettagliatamente le incredibili coincidenze tra il mito di base (comune a molte culture) degli Dèi sacrificati e la vita di Cristo.
Quelli che seguono sono solamente alcuni dei parallelismi più importanti.

Tutti gli Dèi sacrificati vengono percepiti con il seguente profilo:

• Sono il Salvatore degli uomini, Dio fatto uomo e Figlio fuso in uno con il Padre.

• Sono nati da una Madre vergine in una caverna o grotta, il 25 dicembre o il 6 gennaio, festività caratteristiche di tutti i culti solari.

• La loro nascita è stata annunciata da una stella.

• Hanno ricevuto la visita di alcuni Maghi che resero loro onore con gli stessi doni simbolici: oro, incenso e mirra.

• Sono stati battezzati, un rito iniziatico comune a tutti i culti misterici del I millennio d.C.

• Offrono ai loro seguaci una seconda nascita attraverso il rito del battesimo.

• Hanno realizzato il prodigio di convertire l'acqua in vino.

• Coincidono nella realizzazione di miracoli simili: la cura degli infermi, l'aiuto ai pescatori per una pesca miracolosa e l'atto di calmare le acque durante una tempesta.

• Sono stati accusati di tenere una condotta licenziosa.

• Hanno avuto un gruppo scelto di 12 seguaci o discepoli, associati simbolicamente ai segni zodiacali.

• Sul dorso di un asino sono entrati trionfalmente in una città e dalla folla sono ne stati acclamati Re.

• Sono stati equiparati simbolicamente al pane e al vino, convertiti in segni della loro carne e del loro sangue.

• Sono morti assassinati o sacrificati, sono stati avvolti in un telo, sono stati unti e sono resuscitati dopo tre giorni.

• I loro seguaci hanno fatto visita al sepolcro trovandolo vuoto.

• La loro morte e la loro resurrezione vengono celebrate con un agape rituale, che simboleggia la volontà di fusione del credente con i loro corpi mistici.

• I loro sacrifici portano la redenzione.

• I loro seguaci sperano che ritornino per giudicare gli uomini alla fine dei tempi e fondare un'Età dell'Oro.

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Le radici pagane del Natale

Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno [...] fu assegnata la data del Solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il Sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti, giorno della nascita del Sole invincibile.
(Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano - 1941)

Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di diventare celebre come “compleanno di Gesù”, sia stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.

Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è principio della vita sulla terra e che dal principio è stato oggetto di culto e di venerazione: il Sole

Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al “ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza.

Al tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico.
L’uomo antico si sentiva parte di quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il rito, cercava di fare amicizia con questa o quella forza insita in essa.

Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la Stella del Mattino che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il Sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò, doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il Sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.

È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini dei rituali e delle feste collegate al Solstizio d’inverno che ancora oggi celebriamo con il nome di Yule.
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al Sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione.
Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.

Il solstizio d’inverno

Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “Sole fermo” (da sol, “Sole”, e sistere, “stare fermo”).
Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il Sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il Sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioé raggiunge il punto di massima distanza dal piano equatoriale.
Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima.
Si verificano cioé la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.

Subito dopo il Solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al Solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del Solstizio cade generalmente il 21 [o il 22 dicembre], ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il Sole, quindi, nel Solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre.

E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioé un nuovo “Natale”.

Questa interpretazione astronomica può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro.

Tutto parte da un’osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del Sole e gli antichi conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato con il metodo del carbone radioattivo 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del Sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della struttura.
Questo accade al sorgere del Sole al Solstizio d’inverno.

Le origini comparate del Dio Sole

Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati studi, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a secoli prima di Cristo.
Per citarne alcuni:

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Il Dio Horus egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono probabilmente riciclate [hanno sicuramente dato origine alla Madonne Nere dei culti cristiani].

Il Dio Mitra indo-persiano
Quello di Mitra fu il culto più concorrenziale al cristianesimo e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente.
Anche Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva chiamato il Salvatore.


Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas

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Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il Dio Sole babilonese Shamash. Il Dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico.
Era il Dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il Sole vede tutto: passato, presente e futuro.

In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole.
Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il Dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.

Dioniso
Nei giorni del Solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, la festa delle donne selvagge. Veniva celebrato il Dio che rinasceva bambino dopo essere stato fatto a pezzi.

Bacab
Era il Dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.

Bacab
Era il Dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.

Il Dio Sole inca Wiracocha
Il Dio Sole inca veniva celebrato nella festa del Solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il Solstizio d’inverno cade appunto in giugno).

Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del cristianesimo.

Riguardo invece ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà così distanti fra loro.
Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di un’origine comune delle religioni, tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare su fedi antropomorfiche
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dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre.

Tutte queste narrazioni sono basate sul moto del Sole attraverso il cielo, e quindi su uno sviluppo di idee astrologiche/teologiche, avvenute in ogni parte del mondo. In altre parole, Gesù Cristo e tutti gli altri miti di analoga struttura, sono personificazioni dell'entità solare.

Per esempio, molti degli uomini-Dio crocifissi in ogni parte del mondo, hanno in comune la data di nascita fissata al 25 Dicembre.
Questo è dovuto al fatto che i nostri antenati avevano notato (da una prospettiva geocentrica) che il Sole si abbassa, annualmente, verso il sud sino alla data del Solstizio d'Inverno, dove (come spiegato sopra), sembra stia fermo per circa tre giorni, per poi riprendere nuovamente il suo movimento ascendente. In questo apparente arresto gli antichi leggevano una allegoria della morte e, nel riprendere del moto, un'allegoria della rinascita del Sole.

Gli antichi - ottimi astronomi - erano comunque ben consci della necessità vitale che il Sole sorgesse regolarmente ogni giorno, che interrompesse la sua caduta stagionale e che riprendesse il suo movimento ascensionale. Fu così che culture, fra di loro differenti e distanti, celebrarono la rinascita del Dio Sole il 25 Dicembre.

Alcune caratteristiche comuni a tutti gli Dèi Solari:

• Il Sole muore per tre giorni a partire dal 22 Dicembre, Solstizio d'inverno, quando arresta il suo movimento discendente, per poi ritornare a nascere, o risuscitare, il 25 Dicembre, riprendendo il suo movimento ascendente.

• In alcune zone della terra, il calendario, in origine, iniziava nella costellazione della Vergine ed il Sole risulterebbe quindi partorito da una vergine.

• Il Sole è la Luce del Mondo.

• Il Sole cammina sopra le nubi e tutti lo possono vedere.

• Il Sole che si alza al mattino è il salvatore del genere umano.

• Il Sole porta una corona, corona di spine o aureola.

• Il Sole cammina sulle acque.

• I seguaci del Sole, apostoli o discepoli sono i 12 mesi dell'anno, i 12 segni dello zodiaco, delle costellazioni, attraverso i quali il Sole stesso dovrà passare.

• Il Sole, a mezzogiorno, si trova nella casa, o meglio nel tempio dell'Altissimo; così egli inizia il lavoro del Padre suo al dodicesimo tempo.

• Il Sole entra in ciascun segno dello zodiaco ogni 30 gradi sull'orizzonte; quindi il Sole di Dio inizia il suo ministero al trentesimo anno.

• Il Sole è appeso ad una croce (crocifisso) il che simboleggia il suo passaggio attraverso gli equinozi e, cadendo a Pasqua l'equinozio primaverile, a quel tempo risorge.

Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del cristianesimo.

Riguardo invece ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà così distanti fra loro.
Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di un’origine comune delle religioni, tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare su fedi antropomorfiche dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre.

Tutte queste narrazioni sono basate sul moto del Sole attraverso il cielo, e quindi su uno sviluppo di idee astrologiche/teologiche, avvenute in ogni parte del mondo. In altre parole, Gesù Cristo e tutti gli altri miti di analoga struttura, sono personificazioni dell'entità solare.

Per esempio, molti degli uomini-Dio crocifissi in ogni parte del mondo, hanno in comune la data di nascita fissata al 25 Dicembre.
Questo è dovuto al fatto che i nostri antenati avevano notato (da una prospettiva geocentrica) che il Sole si abbassa, annualmente, verso il sud sino alla data del Solstizio d'Inverno, dove (come spiegato sopra), sembra stia fermo per circa tre giorni, per poi riprendere nuovamente il suo movimento ascendente. In questo apparente arresto gli antichi leggevano una allegoria della morte e, nel riprendere del moto, un'allegoria della rinascita del Sole.

Gli antichi - ottimi astronomi - erano comunque ben consci della necessità vitale che il Sole sorgesse regolarmente ogni giorno, che interrompesse la sua caduta stagionale e che riprendesse il suo movimento ascensionale. Fu così che culture, fra di loro differenti e distanti, celebrarono la rinascita del Dio Sole il 25 Dicembre.

Alcune caratteristiche comuni a tutti gli Dèi Solari:

• Il Sole muore per tre giorni a partire dal 22 Dicembre, Solstizio d'inverno, quando arresta il suo movimento discendente, per poi ritornare a nascere, o risuscitare, il 25 Dicembre, riprendendo il suo movimento ascendente.

• In alcune zone della terra, il calendario, in origine, iniziava nella costellazione della Vergine ed il Sole risulterebbe quindi partorito da una vergine.

• Il Sole è la Luce del Mondo.

• Il Sole cammina sopra le nubi e tutti lo possono vedere.

• Il Sole che si alza al mattino è il salvatore del genere umano.

• Il Sole porta una corona, corona di spine o aureola.

• Il Sole cammina sulle acque.

• I seguaci del Sole, apostoli o discepoli sono i 12 mesi dell'anno, i 12 segni dello zodiaco, delle costellazioni, attraverso i quali il Sole stesso dovrà passare.

• Il Sole, a mezzogiorno, si trova nella casa, o meglio nel tempio dell'Altissimo; così egli inizia il lavoro del Padre suo al dodicesimo tempo.

• Il Sole entra in ciascun segno dello zodiaco ogni 30 gradi sull'orizzonte; quindi il Sole di Dio inizia il suo ministero al trentesimo anno.

• Il Sole è appeso ad una croce (crocifisso) il che simboleggia il suo passaggio attraverso gli equinozi e, cadendo a Pasqua l'equinozio primaverile, a quel tempo risorge.



Il Dio Sole
È evidente che la vita di Gesù narrata nei Vangeli riprende altri antichi miti, un fatto che ha dato adito a un dibattito ancora aperto, tanto nel seno della cultura cristiana che di quella profana.
Qual è il significato della ripetizione di questa storia sacra?
Perché sorge in modo spontaneo in tutte le civiltà del mondo?

Il Cristianesimo sostiene che, con Gesù, Dio stesso irruppe nella storia umana.

Nel quadro culturale della sua epoca, sia la nascita da una Madre vergine in seguito a una procreazione miracolosa, sia la resurrezione il terzo giorno successivo alla sua morte sulla croce equivalevano ad attribuirgli i segni distintivi della divinità.
Ma nelle civiltà del Mediterraneo orientale del I sec. d.C. questi prodigi supremi erano segni propri dei Numi pagani agrari e solari.

Il mito di base, che si esprime in forme diverse per ogni cultura, consiste nel dramma del giovane Dio che muore nel pieno della sua vita per rigenerare la natura con il suo sangue, ma rinasce con il grano nuovo della primavera, per trasformarsi nel Signore dei vivi e dei morti e nel Salvatore dell'umanità.

In Egitto questo Dio è Osiride, in Persia è Mitra, in Asia Minore è Attis, in Grecia è Dioniso.
Non si tratta solamente di un mito fondamentale del Mediterraneo, ma riveste un carattere universale.
Per questo stesso motivo non può essere spiegato in maniera semplicistica come il risultato delle successive rielaborazioni di un modello originale, visto che lo troviamo anche in culture molto lontane tra loro, che non ebbero alcun contatto e che lo reinventarono autonomamente.

Tra i nativi americani Prenobscott, ad esempio, è la Dea Madre che, commossa dalla fame dei suoi figli, si autosacrifica seminando le sue membra nella terra per tornare col raccolto di mais e di tabacco. Tra i Celti esistevano riti che prevedevano lo smembramento di una donna nei campi come rappresentazione del sacrificio della dea del raccolto, simbolismo di per se stesso centrale nel mito di Cibele e in quello di Demetra e Persefone, ma che non manca neanche nella religiosità orientale, in cui, come osservò il grande mitologo Joseph Campbell, il mito della creazione ricorre all'autosmembramento del Dio.
Campbell sottolinea come in Occidente predomini il sacrificio, mentre in Oriente si evidenzi l'autosacrificio.


Le origini di Gesù
Nel IV sec. d.C, quando si posero le basi del Cattolicesimo a Nicea, i primi cristiani di Roma avevano familiarità con tutti questi miti e convivevano mescolandosi con i seguaci dei vari culti solari analoghi al loro, come quello di Mitra (giunto a Roma verso il II sec. a.C), che similmente nacque da una vergine in una grotta, venne adorato dai pastori e fu assassinato dai suoi nemici che gli trapassarono il costato con una lancia, per poi resuscitare al terzo giorno.
Di fatto, il trasferimento della festa della Natività di Gesù al 25 dicembre fu operato per far coincidere in essa i tre grandi culti monoteisti stabilitisi a Roma e dedicati a Cristo, Mitra e al Sol Invictus.

La mitologia comparata ha dimostrato sino a che punto vennero reinventati i dettagli del modello di base. La Maddalena, come la Iside egizia, vaga in cerca del Dio morto finché non lo trova; Iside resuscita Osiride, e Cristo risorto appare alla Maddalena dandole la novella del miracolo supremo.
Di fatto esiste una speculare simmetria, un incredibile parallelismo che riguarda persino i dettagli dei differenti miti.
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In Egitto vi fu una precedente Sacra Famiglia: Osiride, Iside e Horus ed anche una Immacolata Concezione (in una variante del mito di Osiride, Horus viene messo al mondo senza ricorrere alla sessualità, e in un'altra leggenda, raccolta da Plutarco, si autogenera a Edfu), una Eucarestia (la comunione osiridea con pane e vino), un Dio Supremo Uno e Trino e persino una Comunione dei fedeli nel corpo del Dio, compreso il tema della fusione mistica.
Osiride si fuse in un unico essere con il Dio Padre (Ra) e fu Salvatore degli uomini.
Ma la quantità di numi agrari e solari che seguono lo stesso modello è considerevole: Adone (Siria), Bacco (Italia), Prometeo (Grecia), Orfeo-Zagreo nei culti misterici e così via.

La mitologia comparata ha dimostrato sino a che punto vennero reinventati i dettagli del modello di base. La Maddalena, come la Iside egizia, vaga in cerca del Dio morto finché non lo trova; Iside resuscita Osiride, e Cristo risorto appare alla Maddalena dandole la novella del miracolo supremo.
Di fatto esiste una speculare simmetria, un incredibile parallelismo che riguarda persino i dettagli dei differenti miti.
In Egitto vi fu una precedente Sacra Famiglia: Osiride, Iside e Horus ed anche una Immacolata Concezione (in una variante del mito di Osiride, Horus viene messo al mondo senza ricorrere alla sessualità, e in un'altra leggenda, raccolta da Plutarco, si autogenera a Edfu), una Eucarestia (la comunione osiridea con pane e vino), un Dio Supremo Uno e Trino e persino una Comunione dei fedeli nel corpo del Dio, compreso il tema della fusione mistica.
Osiride si fuse in un unico essere con il Dio Padre (Ra) e fu Salvatore degli uomini.
Ma la quantità di numi agrari e solari che seguono lo stesso modello è considerevole: Adone (Siria), Bacco (Italia), Prometeo (Grecia), Orfeo-Zagreo nei culti misterici e così via.


Il Cristo eterno di Sant'Agostino

Tutti i grandi padri della Chiesa primitiva, la cui opera è conosciuta come patristica, conoscevano questi miti. A tale proposito, nei primi secoli della nostra era, si formarono due correnti opposte. Una, che si rifaceva a una tradizione rappresentata da San Giustino martire, sosteneva che questi miti erano parodie diaboliche ordite per proiettare dubbi sul Cristo e burlarsi del suo sacrificio.
L'altra, che può contare su rappresentanti prestigiosi come Sant'Agostino, credeva si trattasse di prefigurazioni profetiche ispirate da Dio per rivelare agli uomini il carattere universale e la legittimità divina della missione di Cristo.

Visto che l'irruzione di Dio nella storia, assumendo un destino terreno, era il fulcro del piano del creatore, non c'era niente di più logico e naturale che imprimere quest'immagine nella profondità dello spirito umano, facendo in modo che si esprimesse diverse volte nei sogni, nei miti e nelle trance mistiche.
Secondo Sant'Agostino la vera religione era sempre esistita «dall'inizio della razza umana, sino a che Cristo venne in un corpo, quando cominciò a chiamarsi cristiana, già esisteva».
Da questa sua prospettiva, comune ad altri celebri pensatori della patristica, Osiride - come il Prometeo greco - era una profezia ispirata da Dio.

È curioso osservare come questa polemica continua a persistere ancora oggi in seno al Cattolicesimo. Recentemente la Congregazione per la Dottrina della Fede, diretta dal cardinale Ratzinger, ha castigato con il regime del silenzio il sacerdote e teologo gesuita Jacques Dupuis per aver sostenuto idee coerenti con questa linea, nel suo libro "Verso una teologia del pluralismo religioso", mentre il cardinale emerito di Vienna, Franz Kòning, e altri 75 teologi cattolici si affrettavano a firmare una lettera di appoggio a Dupuis.

Il problema è vecchio e obbligò, a suo tempo, Sant'Agostino a ritrattare la dottrina del "Cristo Eterno". La chiave per comprendere il motivo di questa resistenza della gerarchia cattolica ad accettare tale tesi è semplice: facendolo si rinuncia al concetto secondo il quale non c'è salvezza al di fuori della Chiesa e, allo stesso tempo, si riconosce che esistono altre vie, anch'esse legittimate dalla rivelazione, per accedere alla verità di Dio.

Oltre a questa polemica interna, gli antecedenti mitici di Gesù provocano un altro dibattito, questa volta con il materialismo. Da una prospettiva profana e razionalista, gli antecedenti agrari e solari di Gesù vengono percepiti come prova del fatto che i Vangeli non narrano una storia reale, ma un mito che avrebbe usurpato l'esistenza storica di un maestro di saggezza: un profeta o un messia giudaico.


La psicologia
È possibile che il grande psicanalista Carl Gustav Jung - che non è sospettato di aver favorito il Cristianesimo - abbia apportato una soluzione in grado di evitare il falso dilemma di questa polemica.

Per Jung, infatti, esiste un Cristo pre-cristiano e pagano nella stessa misura in cui «Cristo non è tanto un fatto storico quanto un fatto psicologico che tende ad accadere di per sé stesso».

Vale a dire che l'universalità del mito si deve al fatto che si tratta di un archetipo della psiche profonda, impresso nell'inconscio collettivo e, pertanto, sorge spontaneamente di quando in quando nel simbolismo dei sogni, degli stati visionari, delle trance mistiche, dei miti, delle leggende e della poesia.

Da questo punto di vista, avremmo un Cristo eterno che si rivelerebbe a tutti gli uomini di tutte le culture grazie alla sua stessa condizione archetipica.
La sua sede sarebbe l'inconscio collettivo, del quale anche Jung arrivò a domandarsi se non era per caso lo stesso che, dalla loro esperienza mistica, altri chiamavano "Dio".
Ciò non esclude che Gesù di Nazareth incarnasse storicamente l'archetipo, data la sua tendenza a emergere e a esprimersi.
E ancora, è naturale che questo accada di tanto in tanto.


Studi che ricollegano i miti cristiani ai miti pagani


Charles François Dupuis, 1794, Origine de tous les Cultes ou La Religion universelle.
Nell’opera interpreta il Cristianesimo (e tutte le religioni) su basi astronomiche e mitologiche.

Count Volney, 1787, Les Ruines; ou, Méditation sur les révolutions des empires.
Lo studioso francese vedeva nell’antico Egitto gli elementi precursori del Cristianesimo.

Kersey Graves, 1875, The World's Sixteen Crucified Saviours.
Lo scrittore, un quacchero della Pennsylvania, svelò il cuore pagano dei falsari cristiani, pur spesso senza citare le sue fonti.

Abraham Dirk Loman, 1882, "Quaestiones Paulinae," in Theologisch Tijdschrift.
Questo professore di teologia di Amsterdam affermava che tutte le epistole risalgono al 2° secolo, presentando il Cristianesimo come fusione tra pensiero ebraico e quello romano-ellenico. Quando venne afflitto dalla cecità, Loman affermava che tale condizione lo aveva illuminato sulla storia oscura della chiesa!

Thomas William Doane, 1882, Bible Myths and their Parallels in Other Religions.
Altra opera sulle basi pagane dei miti e dei miracoli della Bibbia.

Samuel Adrianus Naber, 1886, Verisimilia. Laceram conditionem Novi Testamenti exemplis illustrarunt et ab origine repetierunt.
Uno studioso di letteratura classica che intravedeva nelle scritture cristiane i miti greci.

Edwin Johnson, 1887, Antiqua mater. A Study of Christian Origins.
Secondo il teologo radicale inglese i primi cristiani erano crestiani, seguaci di Chrestus che si era appropriato del mito di Dionysos Eleutherios ("Dioniso l’emancipatore"), per creare un Dio-uomo che si era autosacrificato.

Thomas Whittaker, 1904, The Origins of Christianity.
Affermava che Gesù era un mito.

William Benjamin Smith, 1906, Der vorchristliche Jesus. 1911, Die urchristliche Lehre des reingöttlichen Jesus.
Individua nell’isola di Cipro le origini di un culto pre-cristiano di Gesù.

Arthur Drews, 1910, Die Christusmythe (The Christ Myth). 1910, Die Petruslegende (The Legend of St Peter). 1924, Die Entstehung des Christentums aus dem Gnostizismus (Le origini gnostiche del Cristianesimo).
Il noto filosofo fu il principale esponente tedesco della teoria di Cristo come mito. Nei vangeli si era storicizzato un Gesù di stampo mistico tratto dalla tradizione profetica e dalla letteratura ebraica. La Passione si ritrovava nelle speculazioni platoniche.

John Robertson, 1910, Christianity and Mythology. 1911, Pagan Christs. Studies in Comparative Hierology. 1917, The Jesus Problem.
Robertson fece presente la natura universale di molti elementi della storia di Gesù in relazione ai rituali precristiani di crocifissione nel mondo antico. Individuava in Gesù/Giosué una antica divinità che aveva la forma di un agnello.

Alexander Hislop, 1916, The Two Babylons.
Esauriente saggio sui rituali pagani e altre usanze del Cattolicesimo.

Edward Carpenter, 1920, Pagan and Christian Creeds.
Uno studio sulle origini pagane del Cristianesimo.

James Frazer, 1922, The Golden Bough. Una interpretazione antropologica del percorso dell’uomo dalla magia, alla religione ed alla scienza; il Cristianesimo come fenomeno culturale.

John J. Jackson, 1938, Christianity Before Christ.
Osservazioni sui precedenti egiziani della fede cristiana.

Herbert Cutner, 1950, Jesus: God, Man, or Myth?
Sulla natura mitica di Gesù con un riassunto del dibattito tra i sostenitori dell’aspetto mitico e dell’aspetto storico. E’ da lungo tempo che si sostiene la natura mitica. Le origini pagane di Cristo.

Michael Kalopoulos, 1995, The Great Lie.
Lo storico greco esplora i notevoli aspetti paralleli tra i testi biblici e la mitologia greca.

Alvar Ellegard, 1999, Jesus One Hundred Years Before Christ.
Il Cristianesimo nasce dalla setta degli Esseni, Gesù essendo il prototipo del maestro di giustizia.

Timothy Freke, Peter Gandy, 1999, The Jesus Mysteries. 2001, Jesus and the Lost Goddess : The Secret Teachings of the Original Christians.
Studio del rapporto tra il racconto di Gesù e il mito di Osiride-Dioniso. Gesù e Maria Maddalena richiamano le divinità pagane del Dio-uomo e della dea-donna.

Burton Mack, 2001,The Christian Myth: Origins, Logic, and Legacy.
Il contesto sociale della creazione di miti.

Tom Harpur, 2005, The Pagan Christ: Recovering the Lost Light.
Lo studioso canadese del Nuovo Testamento, già sacerdote anglicano, ripresenta le tesi di Kuhn, Higgins e Massey. Gesù è una figura mitica, e tutte le idee essenziali del Cristianesimo derivano dall’Egitto.


Fonti: I Giardini Incantati Devon Scott
www.ilcalderonemagico.it
Ricerca interamente tratta, condensata e adattata da:
www.riflessioni.it/testi/radici_natale.htm
http://www.topsecret.naturalia.net/religio...rticolo=1&Pag=1
www.pbmstoria.it
www.jesusneverexisted.com
Luis G. La Cruz, tratto da: I Misteri di Hera, monografie, Gesù, L'uomo, L'iniziato, Il Dio - Autori Vari, Ed. Hera periodici, Agosto 2004
Le radici pagane del Natale di Elena Savino – 2004 - Jubal editore
Suns of God: Krishna, Buddha and Christ Unveiled. di D. Murdock ('Acharya S'), 2004

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